La paura del ritorno: sepolture “anomale”…

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Sewerby, East Yorkshire

Ritrovamenti archeologici e fonti letterarie testimoniano alcuni casi di riapertura di tombe e la mutilazione del cadavere, atti dovuti probabilmente alla volontà di rendere definitivamente innocue persone considerate malvagie, nefaste e pericolose, delle quali si temeva il ritorno in vita e alle quali doveva essere imputato un evento inspiegabile, come morti dovute a epidemie.

by Francesca CECI & Francesca RONCORONI




La paura del ritorno:
sepolture “anomale”
nel mondo antico e moderno

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Introduzione

La morte rappresenta da sempre, e in quasi tutte le culture, il momento più traumatico e di crisi con cui l’uomo deve confrontarsi: l’angoscia del distacco definitivo, l’assenza di certezze riguardo l’oltretomba, la paura, l’immediata estraneità del corpo umano privo di vita, l’eventuale dolore e il senso del vuoto incolmabile che lascia una persona amata.

Di tutto ciò, estremamente sintetizzato e semplificato, danno testimonianza le sepolture che fin dal Paleolitico Superiore attestano l’esigenza di destinare al defunto un adeguato luogo di deposizione quale ultima dimora, accompagnato da rituali più o meno complessi che gli scavi archeologici testimoniano con dovizia (Nizzo 2015; www.treccani.it, 2002). Tutte le consuetudini e i rituali legati alla sepoltura hanno fondamentalmente il fine di inserire in una forma di controllo sociale l’evento traumatico “morte” (fig. 1).

Così, il sottile limite che divide i vivi dai morti viene circoscritto entro uno schema rituale codificato e ripetitivo che permette di contenere l’effetto dirompente della scomparsa. La morte diviene uno dei passaggi di stato che scandisce l’esistenza umana -nascita, adolescenza, maggiore età, matrimonio- regolati attraverso formule sociali e comportamentali ricorrenti, con liturgie e gesti formalizzati e accettati socialmente.

Il rituale di distacco

Atti usuali da effettuarsi al momento della morte sono il trattamento del cadavere, il lamento, il corteo funebre, la deposizione, la chiusura della tomba, i riti di commiato: tutto si svolge secondo modalità prestabilite e ripetitive che sanciscono il trapasso del vivo alla condizione definitiva di morto. Comune alla maggior parte delle società antiche è l’usanza di dotare il defunto di un corredo, il quale assume forme di ampia variabilità, sia nella ricchezza che nella tipologia degli oggetti che lo compongono.

Fig. 1 Un’immaginaria cerimonia funeraria antica. Disegno di INKLINK Firenze

Fig. 1 Un’immaginaria cerimonia funeraria antica. Disegno di INKLINK Firenze

Nel corso dei millenni le culture antiche hanno variamente elaborato l’idea della tomba quale nuovo luogo destinato a ospitare il corpo, così come quanto riguarda il trattamento del cadavere, il corredo di accompagnamento e la vita ultraterrena (considerando anche le spiritualità che prevedono la trasmigrazione dell’anima). In particolare, l’antichità classica occidentale (greca, etrusca e romana) relativamente al destino dell’uomo dopo la morte ha sviluppato un’immagine dell’aldilà oscillante, che va da un luogo neutro ma triste dove le ombre vagano dimentiche di se e risvegliate solo dalle offerte e dal ricordo dei vivi, a un posto ameno dove la vita continua beata, fino a divenire dimora di pochi eletti, riservata al risveglio dell’anima raggiunto attraverso misteri noti solo agli iniziati.

Un confine pericoloso

Comunque sia, l’aldilà è un posto da dove non si può e non si deve tornare.

Il confine tra vivi e morti deve essere infatti netto e invalicabile e ogni ritorno del morto tra i viventi non può che essere pericoloso e da scongiurare con ogni mezzo. Il defunto infatti si ripresenta se ha ancora “conti in sospeso” da regolare, oppure se non accetta la sua nuova condizione e vuole riacquisire tutto quello che aveva da vivo, o peggio ancora, se malvagio, vuole continuare a compiere azioni efferate.

La concreta paura del riapparire fisico del morto, oltre a essere testimoniata in fonti antiche e moderne che parlano di streghe, vampiri, non morti, revenants, masticatori di lenzuola e altri lugubri e letali personaggi, è ben evidente nelle sepolture che mostrano un trattamento anomalo del corpo rispetto a quello usuale nella necropoli di cui fa parte, o rispetto al contesto sociale e culturale al quale la tomba appartiene.

E’ frutto di recenti studi (vedi Bibliografia) una nuova, particolare attenzione a queste “sepolture anomale”, che si dislocano ad ampio raggio nel tempo e nello spazio, dal Neolitico sino al XVIII secolo, sepolture (o meglio “dis-sepolture”) tutte improntate a impedire che il cadavere possa fisicamente uscire dalla tomba e aggirarsi tra i vivi, seminando altra morte, terrore e sconvolgimento dell’ordine costituito.

Terrore del morto che, essendo tale, è difficile uccidere nuovamente se non attraverso una serie di operazioni violente sul cadavere, perfettamente esemplificate nel celeberrimo romanzo Dracula, di Bram Stoker (edito nel 1897), dedicato al re dei non morti, il vampiro per eccellenza dell’immaginario collettivo contemporaneo. Stoker ben conosceva le usanze folkloriche e gli eventi storici che nei Balcani riguardavano i morti pericolosi e i vampiri, insieme alla temibile figura del principe Vlad III di Valacchia, noto soprattutto con il suo patronimico “Dracul”.

Uccidere il morto

Le strategie per fermare il morto e impedirne il ritorno si possono così catalogare in base ai ritrovamenti archeologici:

  • impedire l’uscita dalla tomba apponendo pietre sulle gambe e sul corpo (fig. 2)
  • sepoltura bocconi (ma forse questo rituale può riconnettersi anche a una modalità di esecuzione capitale) (fig. 3-7)
  • legare gli arti con legacci di varia natura
  • usare oggetti apotropaici e funzionali, come chiodi che fissano materialmente il corpo alla sepoltura, oppure un sasso in bocca (fig. 4)
  • tagliare la testa e non riseppellirla
  • tagliare la testa e metterla tra le gambe
  • tagliare gli arti (fig. 5 a-b)
  • tagliare gli arti e invertirli di posizione.
Fig. 2 Rosheim (Alsazia, Francia), sepoltura n. 419, con pietra sulle gambe. Neolitico Medio (da Rites de la mort en Alsace de la préhistoire à la fin du XIXe siècle, Strasbourg 2008, p. 30).

Fig. 2 Rosheim (Alsazia, Francia), sepoltura n. 419, con pietra sulle gambe. Neolitico Medio (da Rites de la mort en Alsace de la préhistoire à la fin du XIXe siècle, Strasbourg 2008, p. 30).

Va rilevato che questi interventi mutilativi furono di regola eseguiti post mortem (non si tratta quindi di criminali giustiziati tramite questi supplizi, oppure di persone così uccise per altri motivi), dopo la riapertura della tomba ed effettuati in avanzato stato di decomposizione del corpo, come hanno dimostrato ad esempio gli scavi eseguiti in Emilia Romagna databili tra età classica e Medioevo (Belcastro e Ortalli, 2009; Cesari e Neri 2009).

Altro elemento da tenere in considerazione riguardo l’apertura delle tombe e la mancanza di parti anatomiche è quello legato all’uso in negromanzia del cadavere/scheletro e in particolare dal teschio in quanto ingrediente eccellente per la preparazione di farmaci stregoneschi, uso menzionato con raccapriccio da Plinio il Vecchio (Naturalis historia, 28, 4-7). Infine non vanno neanche sottovalutate possibili sottrazioni di ossa per farne delle finte reliquie sacre da vendere, altamente richieste sul mercato religioso e laico sino al XIX secolo.

Riaprire le tombe, uccidere il vampiro

Quali potevano essere le persone destinatarie di tali pesanti trattamenti, che probabilmente furono effettuati dalla comunità cui appartenevano e in contesti che dovevano certo essere di drammatica eccezionalità, considerando che l’inviolabilità dei sepolcri è specificata e regolata dal diritto romano sin dalle Dodici Tavole (Tavola X, 451-450 a.C.)? Riaprire una tomba è atto di per sé sacrilego e tanto più intervenire malamente su un cadavere. Dunque, per arrivare a eccessi simili bisogna immaginare dinamiche sociali e momenti particolarmente terribili, in cui si erano persi la pietas e il senso della religiosità legate ai defunti.

Carestie, guerre, pestilenze, povertà estrema, personaggi negativi come streghe o stregoni, suicidi, fattucchiere, criminali, persone malvagie e assassini brutali. O anche semplicemente esseri deformi o limitati mentali e considerati perciò pericolosi, a volte suicidi, donne morte di parto. Eventi eccezionali che non conosciamo causarono queste riaperture di tombe e azioni violente sui corpi, di cui non danno notizia (finora) le fonti letterarie antiche, anche perché potevano riguardare esclusivamente le piccole comunità in cui i defunti “anomali” avevano vissuto, agito ed erano morti.

Fig. 3 Sepoltura femminile dal cimitero anglo-sassone dalla necropoli di Sewerby, East Yorkshire. La donna è bocconi nella fossa, con una pietra addosso. Forse una condannata a morte o una uccisione (da Murphy 2008, p. 18).

Fig. 3 Sepoltura femminile dal cimitero anglo-sassone dalla necropoli di Sewerby, East Yorkshire. La donna è bocconi nella fossa, con una pietra addosso. Forse una condannata a morte o una uccisione (da Murphy 2008, p. 18).

Fig. 4. Sepoltura romana da Avenches en-Chaplix, con la testa del defunto poggiata su un coppo e un sasso in bocca (da D. Castella e altri, La Nécropole gallo-romaine d'Avenches "En Chaplix" (Fouilles 1987-1992), I, Lausanne 1999, p. 79.

Fig. 4. Sepoltura romana da Avenches en-Chaplix, con la testa del defunto poggiata su un coppo e un sasso in bocca (da D. Castella e altri, La Nécropole gallo-romaine d’Avenches “En Chaplix” (Fouilles 1987-1992), I, Lausanne 1999, p. 79.

Più ampia è invece la documentazione scritta per il periodo medievale e moderno, in quanto restano atti e documenti riguardanti soprattutto casi eclatanti, prevalentemente supposti casi di “vampirismo” nei territori balcanici dell’impero austro-ungarico. Dovute a povertà, ignoranza, epidemie e scarsa igiene, una serie di morti ravvicinate furono risolte dalle comunità che non sapevano spiegarsele attraverso riaperture di tombe di personaggi ritenuti malefici o semplicemente

attraverso lo sconquassamento del cadavere e spesso la sua bruciatura. Casi diligentemente documentati, con disgustato stupore, da ufficiali medici imperiali, e riportati nel 1755 all’imperatrice Maria Teresa d’Austria che vietò allora le riesumazioni di questo genere nei suoi regni (Braccini, 2010 :16 e 97) (fig. 6).

Riflessione in conclusione

L’impressione che lasciano queste sepolture, riaperte e stravolte, all’osservatore moderno è da un lato di orrore, dall’altro di morbosa fascinazione (così come i film horror del genere), e portano a tristi riflessioni sulla violenza umana attiva nella vita come nella morte, sulla pura paura dell’uomo di fronte al male, agli eventi per i quali non si ha spiegazione, all’ignoranza, a terrori atavici ai quali non si trova altra risposta che l’accanirsi su un cadavere – probabilmente di un essere malvagio o semplicemente diverso – il quale è visto come un pericolo talmente potente che nemmeno la semplice morte e sepoltura possono distruggere. E che ricorda, per esempio, la violenza terribile di quella buia pagina di storia che fu la caccia alle streghe.

Francesca CECI
Musei Capitolini, Roma
francesca.ceci@comune.roma.it

Francesca RONCORONI
Soprintendenza Archeologia della Lombardia, Via De Amicis, 11, Milano

 

Fig. 5a-b Necropoli di Baggiovara (Modena), tomba 13. Deposizione femminile con corpo mutilato, circa VI sec. d.C. (da Cesari e Neri 2009 :21).

Fig. 5a-b Necropoli di Baggiovara (Modena), tomba 13. Deposizione femminile con corpo mutilato, circa VI sec. d.C. (da Cesari e Neri 2009 :21).

Fig. 5a-b Necropoli di Baggiovara (Modena), tomba 13. Deposizione femminile con corpo mutilato, circa VI sec. d.C. (da Cesari e Neri 2009 :21).

Fig. 5a-b Necropoli di Baggiovara (Modena), tomba 13. Deposizione femminile con corpo mutilato, circa VI sec. d.C. (da Cesari e Neri 2009 :21).

Fig. 6 Gliwice (Silesia, Polonia). Scavo effettuato nel 2013 di un sepolcreto co inumati deposti con la testa spostata, XVI secolo? (foto Regional Conservation of Monuments, Poland).

Fig. 6 Gliwice (Silesia, Polonia). Scavo effettuato nel 2013 di un sepolcreto co inumati deposti con la testa spostata, XVI secolo? (foto Regional Conservation of Monuments, Poland).

Fig. 7 Frankfurt am Main (Germania), tomba 528, sepolcreto romano Älteren Praunheimer di Nidda. Sepolto in posizione prona. Foto del XIX secolo (Archivio Archäologischen Museum Frankfurt am Main)

Fig. 7 Frankfurt am Main (Germania), tomba 528, sepolcreto romano Älteren Praunheimer di Nidda. Sepolto in posizione prona. Foto del XIX secolo (Archivio Archäologischen Museum Frankfurt am Main)

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 Bibliografia

Barber, P. (2010). Vampires, burial and death. Yale University Press (Yale).

Belcastro, M. G. e Ortalli J. (a cura di) (2009). Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna. Giornata di studi, Castelfranco Emilia 19 dicembre 2009 Quaderni di Archeologia dell’Emilia Romagna (28). Castelfranco Emilia.

Belcastro, M. G., Cesari, L., Mariotti, V. Milella, M., Neri, D., Pancaldi, P. (2010). La paura dei morti. Medioevo. 156 (1): 76-83.

Braccini, T. (2010). Dracula. Archeologia del vampiro. Il Mulino (Bologna).

Cesari, L. (2003). Revenants e paura dei morti. Parte seconda. Il “chiodo fisso” dei vampiri. In C. Corti, D. Neri, P. Pancaldi (a cura di), Pagani e cristiani. Forme ed attestazioni di religiosità del mondo antico in Emilia. III :119-133. Edizioni Aspasia: (Bologna).

Cesari, L. e Neri, D. (2009). Sepolture anomale. Indagini archeologiche e antropologiche dall’epoca classica al Medioevo in Emilia Romagna. Guida alla mostra, Castelfranco Emilia.Corradi Musi, C. (1995). Vampiri europei e vampiri dell’area sciamanica. Rubbettino (Soveria Mannelli).

Duday, H. (2006). Lezioni di archeotana-tologia. Archeologia funeraria e antropologia sul campo, Soprintendenza archeologica (Roma).

Gardeła, L. (2015). Face Down: The Phenomenon of Prone Burial in Early Medieval Poland. Analecta Archaeologica Ressoviensia,10: 99-136.

Murphy, E.M. (ed.) (2008). Deviant burial in the archaeological record. Oxbow Books (Oxford).

Nizzo, V., 2015. Archeologia e antropologia della morte. Storia di un’idea. EdiPuglia, Santo Spirito (Bari).

Pancaldi, P. (2002). Revenants e paura dei morti. Considerazioni sulle ritualità funerarie in alcuni complessi sepolcrali tra l’età del ferro e l’età romana. In C. Corti, D. Neri, P. Pancaldi (a cura di), Pagani e cristiani. Forme ed attestazioni di religiosità del mondo antico in Emilia. III :13-51. Edizioni Aspasia: (Bologna).

Scheid, J. (ed.). (2008). Pour une archéologie du rite: nouvelles perspectives de l’archéologie funéraire. Roma.

Siti web

www.archeobologna.beniculturali.it/mostre/castelfranco_sepolture_anomale.htm

https://www.academia.edu/12296868/Poster_Session_1-La_regola_delleccezione._La_morte_atipica_il_defunto_atipico_il_rito_atipico

Anna Turchet, Rituali post mortem: la paura dei revenants, in

www.historycast.net/?p=2910

www.treccani.it/enciclopedia/larcheologia-delle-pratiche-funerarie-mondo-romano_(Il-Mondo-dell’Archeologia)


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