Guardando i monti e i passi

Il sito di pitture rupestri delle valli ossolane conosciuto da lungo tempo è il riparo del Balm ’dla Vardaiola, posto all’interno del territorio del Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero. Le pitture rupestri sono state scoperte nel 1992 da Filippo M. Gambari e da Angelo Ghiretti.  La parete dipinta è stata recentemente riesaminata, con la produzione di vari corredi digitali: rilievo iconografico vettorializzato, panorama sferico a fotomosaico, riprese fotografiche a rielaborazione cromatica, modello 3D stereofotogrammetrico e tour virtuale.

Andrea ARCÀ, Angelo Eugenio FOSSATI, Francesco RUBAT BOREL



Guardando i monti e i passi

Il riparo dipinto del Balm ’dla Vardaiola all’Alpe Veglia (Varzo) 

 

Il sito di pitture rupestri delle valli ossolane conosciuto da più lungo tempo è il riparo del Balm ’dla Vardaiola [1], posto all’interno del territorio del Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero [2], a oltre 1900 m di quota, nell’area della conca dell’Alpe Veglia. È stato individuato da Angelo Ghiretti, che dal 1992 al 1997 vi ha condotto una serie di campagne di scavo, effettuate lungo la base del riparo. Le pitture rupestri sono state scoperte nel 1992 da Filippo M. Gambari e dallo stesso Ghiretti; nei contributi pubblicati si riconosce la presenza di una figura di cervo rivolto verso sinistra, attribuita cronologicamente, in base ai confronti con l’arte schematica della penisola iberica, ad una fase avanzata o finale del Neolitico (Gambari 1995b; Id. 2007a).

Paesaggio alpino nei pressi del Balm ‘dla Vardaiola

La parete dipinta è stata recentemente sottoposta a rilievo iconografico a cura di Andrea Arcà e Angelo Eugenio Fossati (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e cooperativa archeologica Le Orme dell’Uomo), creando contestualmente un tour virtuale inserito all’interno del Museo Virtuale della Balma dei Cervi di Crodo, nel quadro della campagna di documentazione delle pitture rupestri ossolane promossa dalla SABAP-Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Biella, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, con il coordinamento scientifico di Francesco Rubat Borel.

 

Balm ‘dla Vardaiola, rilievo iconografico, restituzione vettoriale (rilievo AA-AEF)

 

Museo Virtuale della Balma dei Cervi: esplora il tour virtuale del Balm ‘dla Vardaiola

Il versante dove è situato il riparo si estende al limite tra il bosco di larici e la prateria alpina, superata una ampia fascia di macchia a rododendri; è caratterizzato da un’alta falesia rocciosa verticale, alla base della quale è presente un terrazzo pianeggiante. Il sito è molto panoramico e dominante: a SO troneggia l’imponente mole del Monte Leone (3553 m slm, la cima più alta delle Alpi Lepontine), sotto il quale passa la galleria del Sempione, a E il Pizzo Moro (2948 m slm).

Balm ‘dla Vardaiola, il tour virtuale; sullo sfondo il Monte Leone

Secondo la Carta Geologica d’Italia le scarpate rocciose dell’area sono caratterizzate da “graniti gneissici e gneiss granitoidi”. La superficie rocciosa, roccia madre in giacitura primaria, è piana e regolare,regolarmente inclinata in sottosquadra di 17-19° sulla verticale, proteggendo così la porzione dipinta dalle precipitazioni dirette. La superficie dipinta occupa una piccola area di 22×29 cm; le pitture insistono su di una porzione naturalmente levigata, di color fango.

Le campagne di scavo condotte da Angelo Ghiretti (Gambari 1995b; Id. 2007c), e dirette dalla cattedra di Paleontologia Umana dell’Università di Ferrara (Antonio Guerreschi), in convenzione con la Soprintendenza Archeologica del Piemonte e con l’Ente Parco Naturale dell’Alpe Veglia e dell’Alpe Devero (Regione Piemonte; Parco Naturale Veglia Devero 1997; Crosa Lenz 2001), hanno messo in luce quattro fasi di occupazione antropica, due medievali, una di età Romana e una della prima età del Ferro – fine IX-prima metà del VI sec. a.C. – quest’ultima con grande focolare, frammenti di recipienti in argilla locale, un muretto di recinzione in pietra, a indizio di una costruzione stagionale.

Balm ’dla Vardaiola, prima età del Ferro, da sinistra a destra: vaso d’impasto grossolano, non tornito (da Gambari 2007c: 38); frammento di ceramica d’impasto (da Crosa Lenz 2001: 46); ipotesi ricostruttiva della struttura dell’età del Ferro addossata alla parete (da Crosa Lenz 2001: 47)

A Cianciàvero, conca dell’Alpe Veglia,  circa 1 km e mezzo a sudovest dal riparo, lo scavo archeologico ha messo in luce numerosi reperti in selce e cristallo di rocca attribuiti al Mesolitico antico, VIII-VII mill. a.C. (Gambari et al. 1989; Iid. 1991; Guerreschi et al.  1992).

Così come per le altre pitture rupestri ossolane, la recente campagna di documentazione ha visto la realizzazione di un rilievo iconografico per trasparenza a contatto, di un panorama sferico a fotomosaico, di riprese fotografiche di dettaglio della porzione dipinta – scatti a colori naturali poi sottoposti a decorrelazione cromatica spinta (software DStretch di Jon Harman) – e di un modello 3D stereofotogrammetrico (tecnica SFM) della parete del riparo. La restituzione vettoriale del rilievo iconografico ha abbinato a layers collimati il tracciamento manuale con l’estrazione digitale delle figure dipinte. Tutti questi elementi sono stati integrati in un tour virtuale interattivo, che permette sia una spettacolare visione panoramica del sito, manovrabile da remoto, sia un esame estremamente dettagliato e ravvicinato della superficie dipinta.

Balm ‘dla Vardaiola, riprese fotografiche a colori naturali e con filtri digitali a correlazione cromatica spinta (DStretch)

 

Balm ‘dla Vardaiola, il modello 3D stereofotogrammetrico all’interno del tour virtuale

In seguito all’esame delle riprese fotografiche e del rilievo iconografico sono state riconosciute e catalogate, con il software RARO-RockArtRecOrder, cinque figure dipinte: due aste da getto a cuspide non distinguibile, un antropomorfo schematico incompleto o ramiforme a forma di forca da fieno a tre denti, un cervo schematico e un’area di pigmento sparso evanido. Le tracce di pigmento si notano, seppur in minor misura, anche in corrispondenza delle aree scrostate, lasciando ipotizzare che le condizioni della superficie, all’atto dell’esecuzione delle pitture, fossero simili a quelle attuali.

Balm ‘dla Vardaiola, la scheda della figura A2

Figure a spiga o ramiformi sono presenti sulla parete dipinta della Rocca di Cavour (Gambari 1992; Id. 1998; Gambari et al. 1999), alla Balma ’d Mondon (Nisbet 1994; Arcà, Gambari 2001) presso il riparo di Les Oullas nell’Ubaye (Muller et al. 1991; Arcà 1995; Id. 2004; Defrasne, Bailly 2011) e alla Balma dei Cervi di Crodo (Crodo; Arcà, Fossati 2019; Rubat Borel 2019).

Da sinistra a destra: Balm ‘dla Vardaiola,(rilievo Orme dell’Uomo 2020), Rocca di Cavour (rilievo Orme dell’Uomo 1995), Balma ’d Mondon (rilievo fotografico AA 1999), Balma dei Cervi (rilievo Orme dell’Uomo 2018), Les Oullas (rilievo GRCM 1994)

Per la figura animale sono possibili confronti con la figura di cervo schematico colpito da un’asta e fronteggiato da un cane dipinta presso l’Abri de Faravel (Walsh et al. 2016). Pur sussistendo difficoltà e dubbi sulla lettura delle figure, anche qui, come all’Abri de Faravel, è possibile riconoscere la presenza di un’associazione contestuale e di una singola azione istoriativa. Si tratterebbe di una scena di caccia al cervo, raffigurato come colpito da aste da getto o sanguinante a fiotti, affiancato sulla sinistra da una più grande figura antropomorfa incompleta, oppure addossato a un albero.

Confronto tra il Balm ‘dla Vardaiola (a sinistra) e l’Abri de Faravel (a destra; da Walsh et al. 2016)

Va osservato che le scene di caccia sono un elemento, pur non preponderante negli altri due siti, che accomuna le tre pitture rupestri ossolane, con una figura antropomorfa armata che impugna un arco o un bastone e che affianca due capridi sulla Balma dei Cervi di Crodo (scena “rovesciata”) e una figura di stambecco o capride azzannato alle terga da un cane sulla Balma del Capretto di Croveo (Arcà, Fossati 2020).

Al Balm ’dla Vardaiola l’estensione cronologica plurimillenaria dei contesti archeologici presenti, l’assenza di relazioni stratigrafiche con le pitture e la mancanza di datazioni dirette favoriscono il ricorso ai confronti stilistici. Sono tutte condizioni che si ritrovano anche all’Abri de Faravel. Accettando tale impostazione, paiono pertinenti, così come per le altre pitture rupestri ossolane, i rapporti con l’arte schematica, che si estende dalla penisola iberica alle Alpi occidentali. Sulla base dell’esame della letteratura più aggiornata in area iberica (especially Torregrosa Giménez 1999 and Collado Giraldo, García Arranz 2013), si può suggerire un’attribuzione cronologica genericamente neolitica, a partire dal Neolitico Medio e sino al Neolitico Finale o alle prime fasi dell’età del Rame, V-IV millennio a.C.

Figure antropomorfe schematiche o ramiformi, confronti (da sinistra a destra): Balm ‘dla Vardaiola, Cueva de la Vereda de la Cruz (Diezma, Andalusia; Breuil 1935: 41, fig. 13), Cueva Maína (Almería, Andalusia; Ib.: pl. XX, 5B)

Per contro, se si vuole confrontare questa scena con le figure incise dell’arte rupestre della Valcamonica e delle Alpi occidentali (Aussois, Maurienne), come già è stato proposto per le pitture dell’Abri de Faravel, i confronti non mancano, soprattutto per la prima età del Ferro, dove le scene di caccia al cervo o allo stambecco sono sempre attuate con la lancia e l’aiuto di un cane e quasi mai con l’arco e la freccia, tipica attività rituale-sportiva delle aristocrazie guerriere nell’area alpina. Va però notato che in Valcamonica è spesso distinguibile la cuspide della lancia, assente sia a Faravel che al Balm ‘dla Vardaiola.

Andrea ARCÀ, PhD
coop. archeologica Le Orme dell’Uomo, Valcamonica
curatore del Museo Virtuale della Balma dei Cervi

Francesco RUBAT BOREL, PhD
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

prof. Angelo Eugenio FOSSATI
Università Cattolica del Sacro Cuore, Milan
Dipartimento di Storia, Archeologia e Storia dell’Arte

[1] Posto a 11,4 km in linea d’aria dalla Balma del Capretto di Croveo, 5:30 h di marcia (via Passo di Valtendra e Croveo), 700 m di dislivello in salita, 1650 in discesal.

[2] Villa Gentinetta, Viale Peri, 27 – 28868 Varzo (VB), tel: +39 0324 72572; un particolare ringraziamento a Ivano De Negri e Paolo Crosa Lenz, nel 20219 direttore e presidente del Parco, per la disponibilità offerta per l’accesso al sito.

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