Progetto Cer.Val. – Cervidi della Valcamonica

NAQ1, sett. i

Uno dei temi peculiari dell’arte rupestre della Valcamonica è senza dubbio quello dei cervi. Le due più antiche raffigurazioni di cervo risalgono alla fine del Pleistocene, mentre sono frequenti quelle presenti sulle stele dell’età del Rame, e ancora di più quelle relative all’età del Ferro. Il progetto Cer.Val., sostenuto dal Gruppo Terre Alte del CAI (Club Alpino Italiano), vuole affrontare questo percorso di ricerca, privilegiando la multidisciplinarietà, l’incontro tra specialisti di diversi campi, il rapporto con i cambiamenti climatico-ambientali, l’analisi del simbolo del cervo nel patrimonio culturale locale.

di Dario SIGARI


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Introduzione al progetto

Cervidi della Valcamonica (Cer.Val.):

tra incisioni rupestri, tradizioni popolari

e cambiamenti climatici

 

Uno dei temi peculiari dell’arte rupestre della Valcamonica è senza dubbio quello dei cervi (Fossati 1993; Sigari 2015).

In Sansoni et al. (2011) si stima una presenza di 437 figure incise di cervo, escludendo quelle presenti sulle statue stele. Ed è evidente come, con l’inizio dell’età del Ferro fino alle sue fasi medie (VIII – inizi del IV secolo a.C.), questo soggetto sia costantemente presente, in quantità significativa, sulle rocce che affiorano sui versanti di questa valle alpina (Fossati 2006a).

Ma i cervi, e più in generale i cervidi, compaiono ben prima nell’arte rupestre camuna, le più antiche raffigurazioni risalgono infatti già alla fine del Pleistocene: grandi figure di cervi ed alci a linea di contorno (Anati 1974; Sigari, Fossati 2018).

Se per la fase neolitica non si riconoscono questi soggetti, le stele dell’età del Rame dimostrano un rinnovato interesse per questo animale che si ritrova frequentemente sulle stele di questo periodo. Una presenza che però si esaurisce durante l’età del Bronzo per esplodere definitivamente nell’età del Ferro (Fossati 1993; Sigari 2015).

È questa incostanza, nella lunga cronologia dell’arte camuna, della rappresentazione dei cervidi e delle differenti composizioni sceniche all’interno delle quali si inseriscono che sollecitano un approccio multidisciplinare per lo studio di questo tema, per comprendere da cosa possa derivarne l’adozione o meno nel patrimonio simbolico rupestre.

Il progetto Cervidi della Valcamonica (Cer.Val.): tra incisioni rupestri, tradizioni popolari e cambiamenti climatici, sostenuto dal Gruppo Terre Alte del CAI (Club Alpino Italiano), vuole dunque iniziare questo percorso di ricerca.

Le due aree di indagine identificate da Cer.Val. sono quelle insistenti sui territori di Paspardo e Darfo Boario Terme-Luine. A questo si aggiunge lo studio del materiale di documentazione già conservato presso la coop. archeologica Le Orme dell’Uomo.

Nell’area di Luine si trovano quelle che sono state considerate le figure più antiche dell’arte rupestre camuna. Si tratta di grandi immagini di cervidi e di pesci. Nello specifico: 2 cervi, un capride, 3 alci e due pesci. Queste figure, riconosciute già a inizio degli anni ’60, sono attribuite a un periodo a cavallo tra la fine del Pleistocene e inizio Olocene, probabilmente in contemporanea alla liberazione dai ghiacciai della parte bassa della valle, stimato a partire dai 17000 anni fa circa (Ravazzi et al. 2007), e dei primi insediamenti, stando a quanto indicato dall’unica data disponibile proveniente dallo scavo della capanna di Cividate Camuno, ovvero 16000 anni fa circa (Poggiani Keller 2010). Le figure di quest’orizzonte sono variamente distribuite su due rocce: una sola figura di cervo con la testa voltata si trova sulla Roccia 34, tutte le altre sulla R. 6 nella sua porzione meridionale. In un solo caso due alci sono disposte in fila, le altre sono isolate da altre raffigurazioni coeve.

Fig. 1 – Il cervo con testa voltata della Roccia 34 di Luine (foto D. Sigari)

Nel territorio di Paspardo troviamo invece figure di cervo relative agli orizzonti della Preistoria più recente. Un esempio su tutti per l’età del Rame sono le figure del Capitello dei Due Pini. Qui, come nel caso di numerose statue stele di questo periodo, i cervi si trovano in prossimità del simbolo solare collocato all’estremità superiore del pannello decorato (Fossati 2006b).

Per quanto riguarda invece le figure di cervo dell’età del Ferro è bene ricordare come queste debbano aver rivestito un ruolo di primo piano, trovandosi perlopiù in contesti di caccia e di duelli di armati; in qualche caso, tutttavia, si trovano anche da soli o, addirittura, cavalcati. Queste composizioni (o scene) costituiscono la maggioranza dei contesti in cui compaiono i cervi (Camuri, Fossati 2007).

A tal proposito è significativo quanto emerge dal recente studio condotto sulla Grande Roccia di Naquane. Qui sono state contate 2043 figure incise, tra le quali ben 190 rappresentano cervi, tutte ascrivibili alla prima età del Ferro (Arcà 2018).

Fig. 2 – Il Capitello dei due Pini (foto D. Sigari)

 

Fig. 3 – Particolare del Capitello dei due Pini (foto D. Sigari)

 

Fig. 4 – Naquane, Grande Roccia, cervo NAQ1.i200 colpito da cacciatore con lancia NAQ1.i201 e azzannato da cane NAQ1.i199 (foto e rilievo A. Arcà)

 

Tuttavia, questi animali si ritrovano raffigurati anche in associazione tra loro. Forse l’esempio più rappresentativo è quello del gruppo di dodici cervi della roccia 4 di In Valle (Paspardo). Qui due distinti gruppi di cervi, probabilmente ritratti durante la stagione degli amori, si sfidano a coppie, mentre un terzo animale, in disparte, fa da “osservatore” o attende di combattere col vincitore del duello.

Fig. 5 – Cervi della Roccia 4 di In Valle, Paspardo (foto D. Sigari)

 

Fig. 6 – Cervo della Roccia 4 di In Valle, Paspardo. Si può notare come la figura sia stata ripicchiettata, forse per designificare l’immagine? Paspardo (foto D. Sigari)

 

 
 
 
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Video 1: Cervi della Roccia 4 di In Valle, Paspardo con effetto luce radente (video D. Sigari)

Questo motivo di terzetti, lo si ritrova anche con gli antropomorfi, es. sulle rocce 35 e 99 di Naquane dove è stata riprodotta una scena simile però appunto con duellanti umani. Il parallelismo che si può ricavare dalla composizione scenica ha favorito la proposta di un confronto simbolico tra i due soggetti (Fossati 2006a).

Da ultimo è assai interessante la questione relativa alle scene di cavalcatura del cervo: si tratta di una sorta di domesticazione? O sono riferimenti a un mondo ultraterreno?

Di certo le tipologie di scene descritte non sono estranee al panorama culturale europeo, trovando confronti con scene di caccia al cervo con cani nell’arte delle situle, o nel mondo hallstattiano orientale, con la raffigurazione della cavalcatura di alcuni cervi da parte di giovani guerrieri, su una lastra sepolcrale proveniente da Lahsa (Polonia).

Ma a cosa dobbiamo questa importanza? L’assunzione o meno del simbolo nel patrimonio culturale dipende dalla presenza/assenza dell’animale nel paesaggio?

Una possibile interpretazione, per le raffigurazioni di cervo nella prima età del Ferro, potrebbe risiedere in quanto avanzato da Arcà nella sua recente revisione della Grande Roccia di Naquane. Egli infatti, confrontando le numerose figure di cervo presenti sui reperti archeologici coevi (arte vascolare, toreutica, affreschi tombali, bassorilievi, sculture), di area padana, etrusca, italica e transalpina, con gli zoomorfi incisi, riscontra un’associazione ricorrente con la sfera funeraria, senza privilegiare ambiti maschili o femminili. Evidenzia inoltre un probabile riferimento ad elementi del mito, soprattutto per le ripetute associazioni di armato-lancia-cervo-cane, che sulla Grande Roccia sono tre.

Come nei reperti archeologici, anche tra le figure su roccia riscontra la distinzione tra cervi cacciati o azzannati e tra quelli disposti in fila, pascenti o incedenti; pertanto, secondo Arcà l’analisi iconografica può suggerire un riferimento metaforico all’ineluttabilità della dipartita nel caso dei primi e al raggiungimento di una pace ultraterrena nel caso dei secondi (Arcà 2018).

Vale però lo stesso discorso anche per le fasi anteriori?

Con Cer.Val., attraverso la sua multidisciplinarietà e l’incontro tra specialisti di diversi campi, si proverà a tracciare il percorso per la comprensione globale delle relazioni e le dinamiche esistenti tra gli abitanti della Valcamonica e i cervidi in funzione dei cambiamenti climatico-ambientali, dei relativi adattamenti, e dell’appropriazione dell’immagine, o meglio ancora del simbolo del cervo nel patrimonio culturale locale.

Da un ultimo, e non certo per importanza, Cer.Val. considera fondamentale l’interazione con le popolazioni locali per un’indagine etnografica, raccogliendo testimonianze orali e materiale videofotografico circa la relazione, passata e presente, tra la comunità locale e i cervidi, es. leggende, caccia, toponomastica, economia…

Fig. 7 Figura di cervo con palco ramificato sulla Roccia 4 della Località Castello a Paspardo (foto D. Sigari)


Dario SIGARI, PhD
Direttore del progetto CerVal;
Università degli Studi di Ferrara;
Geosciences Center – Università di Coimbra (Portogallo)



Ringraziamenti

Il progetto “Cervidi della Valcamonica (Cer.Val.): tra incisioni rupestri, tradizioni popolari e cambiamenti climatici” è finanziato dal Gruppo Terre Alte-Comitato Scientifico Centrale CAI (Club Alpino Italiano) ed è realizzato in collaborazione con la Cooperativa Archeologica “Le Orme dell’Uomo”.

Bibliografia

Anati E. 1974. Lo stile sub-naturalistico camuno e l’origine dell’arte rupestre camuna, Bollettino del Centro Camuno di Studi Preistorici, XI: 59–83.

Arcà A. 2018. La Grande Roccia del Parco Nazionale delle Incisioni rupestri di Naquane, Valcamonica, analisi iconografica e contestualizzazione crono-interpretativa delle figure incise, tesi di dottorato, Università di Pisa, Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica, Corso di Dottorato Regionale Pegaso, istituito tra le università Pisa, Firenze e Siena, Scienze dell’Antichità e Archeologia, ciclo XXIX, 3 voll.

Camuri G., Fossati A.E. 2007. I cervi nell’età del Ferro, in Fossati A.E., Orsignola D. (eds.) Paspardo. Tra castagni e incisioni rupestri: 43. Paspardo (BS): Comune di Paspardo.

Fossati A.E. 1993. Deer in European Rock Art, in Camuri G., Fossati A.E., Mathpal Y. (eds.) Deer in Rock Art of India and Europe: 75–150, New Delhi, Indira Gandhi National Centre for the Arts.

Fossati A.E. 2006a. Le rappresentazioni zoomorfe nell’arte rupestre dello stile quarto di Valcamonica (età del Ferro): tipologie, etologia e significati, in Curci A., Vitali D. (eds.) Animali tra uomini e dei. Archeozoologia del mondo preromano, Atti del Convegno Internazionale, 8-9 novembre 2002: 27–44, Bologna: AnteQuem.

Fossati A.E. 2006b. L’arte rupestre a Paspardo, una panoramica tematica e cronologica, in Fossati A.E. (ed.) La Castagna della Vallecamonica: 17–34,Paspardo (BS): Comune di Paspardo.

Poggiani Keller R. 2010. La capanna più antica della Valle. 13.000 anni fa sulle rive del fiume, ITINERA.

Ravazzi C., Peresani M., Pini R., Vescovi E. 2007. Il Tardoglaciale nelle Alpi italiane e in Pianura Padana. Evoluzione stratigrafica, storia della vegetazione e del popolamento antropico,  Il Quaternario,  20: 163–84, <online http://www.aiqua.it/index.php/volume-20-2/264-il-tardoglaciale-nelle-alpi-italiane-e-in-pianura-padana-evoluzione-stratigrafica-storia-della-vegetazione-e-del-popolamento-antropico/file >.

Sansoni U., Bonomelli F., Bendotti L. 2011. Cervi e cavalli. Figurazioni rupestri e mito nel contesto pre-protostorico europeo, in XXIV Valcamonica Symposium 2011: 372–84, Capo di Ponte (BS): Edizioni del Centro.

Sigari D. 2015. Deer and cervids in Valcamonica rock art, in Arkeos (Proceedings of the XIX International Rock Art Conference IFRAO 2015 (Cáceres, Spain, 31 August – 4 September 2015), 37: 1469–76.

Sigari D., Fossati A.E. 2018. The ‘proto-cammunian style’ engravings of Luine. A systematic review, in Standing on the shoulders of giants. 20th International Rock Art Congress IFRAO 2018. Book of Abstract: 165.

 



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