Il Ciappo di Varegina – Finale Ligure

Ai tre famosi affioramenti rocciosi tendenzialmente pianeggianti di Pietra di Finale, localmente noti col termine dialettale di ciappi presenti nel Finalese, noti per le incisioni rupestri, viene ad aggiungersene un quarto, forse non esteso come gli altri, ma comunque assai interessante, individuato e documentato nella primavera 2021: il Ciappo di Varegina; su di una superficie complessiva di circa 55 mq sono visibili almeno 45 tra coppelle e vaschette (pdf disponibile).

Antonio NARICE



ll Ciappo di Varegina
Finale Ligure – provincia di Savona 

Antonio NARICE
antofinale@libero.it

(28 gennaio 2022)

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Ai tre famosi affioramenti rocciosi tendenzialmente pianeggianti di Pietra di Finale, localmente noti col termine dialettale di ciappi presenti nel Finalese[1], noti per le incisioni rupestri, viene ad aggiungersene un quarto, forse non esteso come gli altri, ma comunque assai interessante, individuato e documentato nella primavera 2021 dallo scrivente e da Giorgio Massone.

fotografie dall’alto del Ciappo di Varegina (foto Carlo Lovisolo – www.fotostudiolovisolo.com)

Nella costante ed attenta esplorazione dell’entroterra finalese, in particolare dell’altopiano di San Bernardino, alla quota di m 270 s.l.m. è stata notata su di un affioramento roccioso in Pietra del Finale una piccola coppella. La presenza di una lastra rocciosa affiorante era anche deducibile dall’assenza di alberi di medio-alto fusto su una più ampia superficie. Questa osservazione è stata suffragata dal confronto con una foto scattata nel 1944 da un aereo militare inglese nella quale emergeva la presenza, in corrispondenza della zona anzidetta, di un’area di colore grigio compatibile con quella ove si trova il ciappo.

foto da ricognizione aerea datata 1944

Partendo dall’unica coppella visibile e spostando i folti rovi ed il fogliame che ricoprivano l’affioramento, è stato messo in luce il sottostante piano roccioso, che si presentava non regolare con una leggera pendenza verso sud. Sono state così rinvenute numerose incisioni rupestri non figurative, quali coppelle e vaschette di varie misure, forma e profondità. Circa alla metà del lato sud del ciappo era visibile un profondo taglio della pietra quasi del tutto ricoperto da rovi, radici contorte di piccoli alberi ed arbusti, nonché residui lasciati dai cacciatori essendo la zona usata come postazione di caccia in un punto di passaggio di volatili.

È emerso trattarsi di una vasca quadrangolare di grandi dimensioni (con lati di cm 170 e 160 sui lati lunghi; cm 120 e 130 su quelli corti, con una profondità di cm 45), scavata nella roccia. Essa risulta simile ad altre presenti nel Finalese, anche se in genere molto più piccole, utilizzate per la raccolta dell’acqua piovana e conosciute con il termine dialettale di pile.

Il fondo della vasca, perfettamente liscio, appariva più compatto nella parte superiore, mentre in quella inferiore la roccia tendeva a sgranarsi perdendo l’impermeabilità e rendendo vano il notevole lavoro eseguito per l’impossibilità di trattenere l’acqua.

L’ipotesi dell’utilizzo ai fini di approvvigionamento idrico è suffragata dalla lavorazione del piano roccioso nella parte superiore della vasca litica, caratterizzata da pendenza idonea a far defluire l’acqua piovana all’interno, sfruttando il dislivello naturale della superficie e la sua stratificazione geologica, con una roccia più compatta in superficie e più disgregata negli strati più profondi.

Appena sotto all’angolo di sud-ovest è scolpita una vaschetta ovale e poco più ad ovest, nello scalino naturale della roccia, una rettangolare.

grande vasca e vaschette n.23 e n. 24

La loro conformazione lascia supporre che quello che rimane possa essere stata la parte inferiore, in quanto lo strato superiore sembrerebbe essere stato asportato con la realizzazione della vasca grande o con il disgregarsi della superficie rocciosa nel corso del tempo.

Nell’affioramento roccioso la compattezza della Pietra del Finale non è omogenea e le incisioni sono ben evidenti unicamente nelle parti in cui risulta solida, mentre sono in minor numero o quasi scomparse nella rimanente. Nell’angolo di nord-est, il ciappo si presenta in pendenza leggermente più accentuata, la roccia risulta ben compatta ed anche qui sono state poste in risalto numerose coppelle simili alle precedenti. Alcune sono particolarmente grandi e profonde, altre ovali, piuttosto diverse da quelle della tipologia classica, che sono comunque anch’esse presenti.

coppelle n. 37, 38 e 42

parete di nord-est con coppelle n. 5, 6 e 7 in primo piano

La grande vasca, ove sono visibili i segni lasciati sulle pareti laterali dallo strumento metallico utilizzato per lo scavo, e la vaschetta quadrata abbozzata, con una piccola canalina ed al centro una coppella, per raccogliere una modesta quantità d’acqua ad uso venatorio, non sembrano coeve alle altre incisioni, rendendo plausibile l’ipotesi che si siano succedute nel tempo più fasi di utilizzo del sito.

coppelle n. 25, 26, 27, 28 e 29

Alcune coppelle, in particolare quelle più grandi e profonde, presentano pareti perfettamente levigate. Per la regolarità che caratterizza queste forme si suppone che siano state incise a percussione per poi essere definite con l’abrasione prodotta con movimento circolare mediante l’utilizzo di una pietra, forse un ciottolo, o di uno strumento metallico.

Rispetto agli altri tre ben noti ciappi finalesi, in questo caso sono assenti segni cruciformi ed altri simboli o scritte. Fortunatamente, la lontananza dai sentieri e la crescita della vegetazione spontanea successivamente agli anni Quaranta del secolo scorso ha preservato il sito da interventi vandalici e dall’usura meteorica.

Come ben noto, semplici coppelle sono diffuse in molte aree con rappresentazioni di arte rupestre; molte sono le ipotesi riguardo il motivo della loro presenza, dall’uso pratico a quello rituale, dalle rappresentazioni simboliche al culto dell’acqua, fino a leggerne configurazioni topografiche o astronomiche.

Anche in questo caso, è molto problematico stabilire il periodo della loro esecuzione e fornire una datazione certa. Occorre comunque notare come nel Ciappo di Varegina siano presenti solo coppelle e vaschette non collegate tra loro da canaline incise sulla lastra, che sono invece presenti negli altri tre ciappi del Finalese.

Su di una superficie complessiva di circa 55 mq sono visibili almeno 45 tra coppelle e vaschette, riportate e descritte in dettaglio nel rilievo planimetrico e nella tabella inserita nel testo. Si è osservato come nella maggior parte delle cavità artificiali ristagni l’acqua, che vi rimane per un periodo di tempo variabile in base alla porosità della pietra. Per la conformità del terreno, per il tipo di vegetazione e da quanto emerge dalla foto aerea del periodo bellico, il substrato roccioso attualmente coperto dalla macchia mediterranea si estende sicuramente su un’area più vasta, con una forte probabilità che possano essere presenti altre incisioni rupestri.

Tabella con elenco delle coppelle presenti nel sito

nr. forma sezione dim.ne cm prof. cm bordo note
1 rotonda emisferica 8 5 irregolare  
2 ovale emisferica 14×9 13 irregolare  
3 ovale emisferica 32×19 6 irregolare collegata alla 4
4 rotonda emisferica 20 5 irregolare collegata alla 3
5 rotonda cilindrica 24 25 regolare  
6 rotonda emisferica 17 15 regolare  
7 ovale cilindrica 28×19 31 regolare  
8 rotonda emisferica 10 4 irregolare  
9 rotonda emisferica 8 5,5 irregolare  
10 rotonda cilindrica 28×12 25 regolare  
11 ovale cilindrica 12×8 6,5 irregolare  
12 rotonda cilindrica 8 5 irregolare  
13 rotonda emisferica 12 13 regolare  
14 rotonda emisferica 6 4 irregolare  
15 rotonda emisferica 9 3 irregolare  
16 ovale emisferica 12×10 7,5 irregolare  
17 ovale tronco-conica 25×18 12 regolare  
18 ovale tronco-conica 23×12 12 irregolare rotta parte superiore
19 rotonda emisferica 13 4 regolare  
20 ovale emisferica 16×12 7 irregolare  
21 rettangolare rettangolare 14×8 3,5 irregolare  
22 ovale tronco-conica 18×12 10,5 regolare  
23 ovale emisferica 26×11 7 regolare  
24 rettangolare rettangolare 30×6 8 regolare  
25 rotonda emisferica 4 6 irregolare  
26 ovale emisferica 30×18 12 irregolare  
27 rotonda emisferica 10 6 regolare allargata con rettangolo cm. 9×4
28 rotonda emisferica 5 5 regolare  
29 rotonda centrale rettangolare, emisferica al centro 16 8 abbozzo riquadrata cm. 23 con canalina cm.33
30 rotonda emisferica 7 4 regolare  
31 rotonda emisferica 7 4 irregolare  
32 mezzaluna tronco-conica 29×5 21 regolare  
33 rotonda emisferica 7 6,5 regolare  
34 rotonda emisferica 8 2 regolare  
35 rotonda emisferica 9 7 irregolare  
36 rotonda emisferica 6 8 irregolare  
37 ovale cilindrica 25×21 18 regolare  
38 ovale emisferica 17×8 4 irregolare  
39 rotonda emisferica 13 5 irregolare  
40 rotonda emisferica 10 4 irregolare  
41 rotonda emisferica 11 6 regolare  
42 rotonda emisferica 10 4 irregolare  
43 rotonda emisferica 14 5 regolare  
44 rotonda emisferica 9 5 regolare  
45 rotonda tronco-conica 24 20 regolare  

Il sito è stato denominato come Ciappo di Varegina, dal nome del luogo con cui è conosciuta l’area in cui esso si trova.

Mappa del sito realizzata da Giovanni Pazzano

Il toponimo Varegina, che non ha riscontro nel catasto napoleonico del 1813 nel quale la zona viene indicata come Berro, non è forse molto antico e trae verosimilmente il nome dal Bricco della Regina, indicato su una cartina del 1750 circa[2], in riferimento alla sommità di una piccola altura ubicata poco sopra al ciappo, in seguito divenuto il Bricco Vadregina in una cartina del 1829[3] ed ora comunemente chiamato il Bricco di Giuseppe.

Ci si augura che questo nuovo sito, che è andato ad incrementare il già ricco patrimonio storico culturale e il repertorio delle incisioni rupestri del Finalese, posso essere studiato in modo più approfondito e adeguatamente valorizzato anche attraverso l’estensione dell’indagine all’area limitrofa, in un contesto paesaggistico particolarmente significativo anche per i segni che ha conservato di una frequentazione antropica storica.

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Antonio NARICE
antofinale@libero.it

[1] Gli altri sono il Ciappo dei Ceci e il Ciappo delle Conche nell’altopiano di San Bernardino e il Ciappo del Sale nei pressi della Rocca degli Uccelli tra la valle del torrente Pia e quella di Ponci.

[2] Carta topografica in misura del litorale della Riviera di Ponente Parte Sesta che principia dalla linea pqr e va verso levante fino alla Croce di Folasca, attribuita a Vincent Dennis (Berruti et al. 2016: 158).

[3] Ricognizioni eseguite alla scala di 1/20.000 che comprendono le due Riviere degli ex Stati Sardi e parte della Provincia di Alessandria, Lorenzo Bergalli Capitano (Berruti et al. 2016: 328-329).

 

Bibliografia essenziale

Arobba D., De Pascale A., Del Lucchese A. (eds.) 2013. Le età dei metalli, Le guide del Museo Archeologico del Finale, Finale Ligure.
Arobba D., De Pascale A., Starnini E. (eds.) 2021. La più antica storia dell’uomo nel Finale. Grotte, insediamenti e scoperte tra Paleolitico ed Età del Ferro, Finale Ligure.
Berruti M., Murialdo G., Leale M., Arobba D. (eds.) 2016. Paesaggi in divenire. La cartografia storica del Finale tra XVI e XIX secolo, Finale Ligure.
Murialdo G., Cabella R., Arobba D. (eds.) 2019. Pietra del Finale. Una risorsa naturale e storica del Ponente Ligure, Finale Ligure

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