Archeoastronomia, Paleoastronomia e Megalitismo

Print Friendly

Poggio Rota

Contributo presentato al Congresso Internazionale “Coppelle e dintorni nell’arco alpino meridionale” organizzato dalla Società Archeologica Comense(Como, 28/29 september 2002).

by Enrico Calzolari & Davide Gori & A.L.S.S.A.

TRACCE PHP-Nuke version, 2002-2011

Archeoastronomia, Paleoastronomia e Megalitismo


Archeoastronomia, paleoastronomia e Megalitismo

L’Associazione Ligure Sviluppo Studi Archeoastronomici, fondata nel 1996, ha effettuato ed effettua attività di survey in vari territori, geograficamente e geologicamente differenziati. Volendo chiarire la portata semantica dell’archeoastronomia, come disciplina obbligatoriamente legata alla presenza del numero e della scrittura (proposta Romano – Congresso S.I.A. & la paleo-astronomia come disciplina precedente alla codificazione della scrittura. Pertanto, nella ricerca di reperti legati alla paleo-astronomia, non si può fare a meno del legame con il “megalitismo” inteso come utilizzo di grandi pietre per qualsiasi finalità documentale, senza peraltro ignorare le valenze astronomiche antiche derivanti dallo studio del “Megalitismo”, cioè la religione delle sepolture multiple in grandi strutture dolmeniche, studiate dagli archeologi.

Scientificità della paleo-astronomia e problema epistemologico

Molti confondono l’archeoastronomia e la paleoastronomia con l’astrologia e l’oroscopo o con suggestioni del cervello destro dell’uomo. L’osservazione del cielo, e soprattutto l’osservazione del sorgere e del tramontare del Sole e della Luna sono una costante ineludibile della vita dell’uomo ed hanno dato luogo al primo empirismo scientifico-calendariale, che si basa su leggi astronomiche, determinate dal “principio di opposizione”:
  • quando c’è la Luna piena, al sorgere e al tramonto i due astri si vedono in opposizione l’uno all’altro, uno sorge e l’altro tramonta;
  • agli equinozi (21 marzo e 23 settembre) il punto dell’orizzonte in cui il Sole sorge è diametralmente opposto al punto in cui il sole tramonta (e viceversa);
  • al solstizio d’inverno il Sole sorge in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole tramonta al solstizio d’estate;
  • al solstizio d’inverno il Sole tramonta in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole sorge al solstizio d’estate;
  • al solstizio d’estate il Sole sorge in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole tramonta al solstizio d’inverno;
  • al solstizio d’estate il Sole tramonta in un punto dell’orizzonte diametralmente opposto al punto ove il Sole sorge al solstizio d’inverno.
Qualunque osservatore che abbia trascorso una parte della propria vita all’aperto, in un luogo alto, potrà aver preso atto di questi fenomeni di orizzonte e di come questi sottendano il principio di opposizione, catalogabile inevitabilmente nelle dinamiche mentali dell’uomo come “principio dualistico”.
Compito della paleo-astronomia è quindi effettuare survey sul territorio per riconoscere prove di questa consapevolezza, che, per il trascorrere dei millenni, non possono che essere inglobate nella pietra.
Poiché sulla superficie terrestre insistono miliardi di pietre si rende necessario un metodo di ricerca che consenta di separare quelle posizionate naturalmente in punti dell’orizzonte ove si verificano particolari coincidenze astronomiche (ad esempio per il Sole: sorgere equinoziale SE, sorgere al solstizio estivo SSE, sorgere al solstizio invernale SSI, tramonto equinoziale TE, tramonto al solstizio estivo TSE, tramonto al solstizio invernale TSI) da quelle che mostrino un intervento antropico per far risaltare un puntuale fenomeno di asterismi all’orizzonte, capaci di valenza calendariale.
I punti equinoziali sono esattamente gli stessi dalla preistoria, nulla è cambiato.
I punti sostiziali richiedono un aggiustamento, in quanto l’arco diurno, con il trascorrere dei millenni, si è ristretto. Per ricostruire le esatte condizioni del sorgere e del tramonto sostiziale si rende necessario quindi un calcolo dello scostamento (dovuto principalmente ai moti di precessione) che oggi è molto agevolato dai programmi computerizzati.
Per dare un esempio di questi scostamenti si cita la pietra a forma di U (un po’ come a Cnosso) di Tellaro (etimologia da Tellus + ara?) estremo paesino del promontorio del Caprione (Liguria Orientale). Il sole, al tramonto sostiziale estivo, non tramonta più all’interno della pietra, ma sul corno sinistro. Utilizzando i programmi computerizzati oggi disponibili si è simulata quale maggior ampiezza avrebbe dovuto avere l’arco diurno per tramontare al centro della pietra. Aggiungendo all’attuale disco del Sole due altri dischi solari, avviene la collimazione. Considerata l’ampiezza azimutale del disco solare in 32′ si è quindi calcolato che la variazione di “amplitudine occasa” sarebbe di 01° e 04′ (32′ + 32′); da ciò, considerata la variabile “moto di precessione degli equinozi” si può risalire ad una ipotesi di sistemazione della pietra, avvenuta in questo caso attorno al 4 000 a.C..
Da ciò discende un primo corollario operativo: se in un sito si rileva che in punto qualificante dell’orizzonte (ad es.: SE & è necessario avvalersi dell’esperienza del geologo per riscontrare se questo reperto mostri di aver subito azione antropica.

Analisi geologiche su megaliti posizionati in punti caratteristici dell’orizzonte

L’opera del geologo si avvale di supporti cartografici, di osservazione diretta sui megaliti e di analisi di laboratorio. Dalla consultazione delle carte geologiche si può conoscere quali tipi di rocce esistano nel sito, ed una prima osservazione dovrà chiarire se la pietra venga dal sito oppure sia stata trasportata da altro luogo, più o meno lontano. Se la pietra risulta proveniente da altro luogo, dovrà essere verificata la possibilità che movimenti tettonici naturali (frane, smottamenti, slittamenti, dilavamenti) possano aver favorito il suddetto trasporto. Ovvio concludere che se una pietra proviene da altro sito, e sono da escludersi movimenti naturali che abbiano potuto causare ciò, si deve concludere che ci si trovi di fronte ad azione antropica intenzionale.
Se l’osservazione diretta del megalite conferma che trattasi di pietra presente nel sito, si dovrà confrontare il posizionamento degli strati e degli altri elementi interni della struttura, confrontandoli con le stratificazioni naturalmente presenti nel sito e si dovranno cercare tracce di elementi in movimento (frane ecc.).
La perfezione di questa ricerca si attua però con l’analisi spettrografica delle rocce; un caso eclatante di questa ricerca, compiuta nel sito Monti Branzi (etimologia celtica da bram = pietra fallica) del promontorio del Caprione, ha messo in evidenza che un altare risulta costruito con una base in Dolomia Saccaroide (Dolomia con Dolomite sub-eudrale/non-planare, medio cristallina) e con il monolite-tavola fatta di Dolomia con Dolomite euedrale/planare, grossolana, limpida, luminescente, che non si rinviene né nel sito, né nel promontorio.
Qualora l’analisi indichi che la pietra è presente naturalmente nel sito, occorre effettuare la ricerca di elementi formali che denotino la possibile azione antropica nel mutarne l’aspetto esterno.
In questa fase si osserverà se la pietra è stata lavorata in forme geometriche (ad esempio forme di losanga, di triangolo, di trapezio di cubo ecc.) o se nella pietra figurano segni diversi da quelli che la natura della roccia offre naturalmente come fenomeni di micro-carsismo (righe, punti, tagli, segni vulviformi, buchi passanti ecc.). Fra questi si annoverano le “coppelle”.

La natura funzionale delle coppelle antropiche

Molti tipi di rocce si presentano naturalmente coppellate; ciò è dovuto allo sfaldamento di intrusioni che sono presenti nelle rocce o dall’azione chimica svolta dalle radici degli alberi.
Questo argomento è stato trattato da Antonio Valdistrurlo (magnifico cognome di derivazione osco-umbra dall’offerta struhçla) nel Congresso di Verbania (inclusi pelitici – cavità da radici – cavità da erosione differenziale).
Selezionare le coppelle naturalmente presenti in un tipo di roccia è abbastanza facile, perché tutte le coppelle devono corrispondere a determinate caratteristiche di forma e di esposizione di versante. Un caso interessante si è verificato nella messa in elevazione del menhir di Monte d’Accodi (Sardegna); i docenti universitari presenti, non sapendo come orientare il manufatto a sezione quadra, si rivolsero ad uno scalpellino locale, il quale, forte dell’esperienza che il tipo di coppelle presenti nel luogo è di origine eolica, fornì loro la direzione del vento dominante, al quale rivolgere la faccia coppellata del menhir.
Un caso sicuro di azione antropica intenzionale, si è verificato all’interno dell’ipogeo eneolitico di Sas Concas (Sardegna) che risulta scavato nella trachite, ed in cui le coppelle interne non possono non essere di natura antropica.
Ciò è importante perché non possa venire inficiato il valore semantico delle raffigurazioni di costellazioni che si rinvengono all’interno (Ursa Major, Cassiopea, Gemini).
All’esterno si rinvengono le rappresentazioni in coppelle di Ursa Major, Cassiopea, Draco: neppure queste possono essere messe in discussione perché gli elementi intrusivi (isolati, di forma rotondeggiante e di colore nero) sono di dimensioni notevolmente più grandi rispetto alle coppelle che rappresentano le costellazioni, tracciate peraltro una di seguito all’altra lungo una linea orizzontale.
In un recente rinvenimento di un’area megalitica orientata al sorgere del sole al solstizio estivo, nella valletta di Montemarcello (etimologia dal console romano che vi sconfisse i Liguri nel 155 a.C.) si trova un megalite a forma di losanga, con la bisettrice maggiore rivolta al punto di orizzonte ove il sole sorge al solstizio d’inverno, e con un lato posizionato esattamente in direzione Nord-Sud.
L’altro lato, opposto a quest’ultimo, risulta munito di numerose coppelle di diverse dimensioni, che sono ricavate nella parete verticale del lato della losanga, e non mostrano alcuna composizione formale. Nel sito non si rinviene alcuna simile presenza di coppelle, né su rocce posizionate orizzontalmente, né su rocce posizionate verticalmente, per cui si deve ritenere che queste siano state volutamente scavate nella pietra a forma di losanga.
Si conosce una grande coppella sul lato superiore di una delle due pietre a forma di losanga, posizionate appaiate e parallele nel Sentiero 118 CAI di Lunigiana, a quota m 1350 s.l.m.. Questa composizione formale si ritrova in Marija Gimbutas come rappresentazione della Dea Madre Gravida accanto alla Dea Madre Vergine.
La natura delle coppelle ricavate, in maniera informale, nella parete verticale della pietra a forma di losanga di Monte Marcello, testé rinvenuta, pone un problema di riconoscimento funzionale dell’applicazione di coppelle nell’ambito del megalitismo.
Escludendo la presenza casuale, escludendo la rappresentazione di simboli (necessità formale) escludendo il contenimento di acqua per utilizzi magico-sacrali dello sciamano (benedizione attraverso l’acqua) data la posizione subverticale, resta l’ipotesi “vibrazionale”: le coppelle sarebbero cioè state ricavate per modificare le emissioni elettromagnetiche delle pietre.

Per poter affermare ciò occorre tener presente una serie di principi scientifici:

  1. la super-rotazione del nucleo metallico centrale della Terra;
  2. la diffusione del campo elettromagnetico terrestre che non avviene in maniera uniforme, ma secondo la conformazione del riccio di mare (paracentrotus lividus di Lamarck);
  3. la diversa emissione di onde elettromagnetiche da parte di ogni tipo di roccia (si vedano le emissioni costanti del quarzo per cui lo si utilizza negli orologi e nelle trasmissioni radio);
  4. la continua variabilità delle anomalie magnetiche a seconda delle temperature, delle ore diurne o notturne, delle stagioni (si confronti la tradizione secondo cui l’oracolo di Delfi nei mesi invernali non funzionava, perché si trasferiva dagli Iperborei);
  5. l’eccezionale presenza di siti ove invece l’emissione è sempre costante (es. il castello di Coderone, la cui struttura primitiva potrebbe essere stata costruita dai Templari);
  6. la continua interazione fra le geomasse e le biomasse, di cui non si può negare la conoscenza da parte degli antichi sciamani, in quanto ne esiste anche rappresentazione nell’altare VI.A.66 di Çatal Hüyük, del 5 800 a.C.
Nei tempi preistorici ciò che oggi noi chiamiamo scienza, e che ai tempi di Leonardo era chiamato “ornamento e cibo per la mente umana”, era semplicemente lo sforzo di combattere le battaglie contro le difficoltà della vita ed il modo per ottenere lo sviluppo del benessere della tribù. In tale ottica va collocata la ricerca calendariale, non intesa come ricerca della perfezione del calcolo (attuale errore scientista di pretendere nei calcoli di paleo-astronomia precisioni al secondo d’arco) ma intesa come raggiungimento di previsioni temporali sufficientemente funzionali per il mantenimento della sopravvivenza e del benessere della tribù (ad esempio = è giunto il tempo di migrare, è giunto il tempo di celebrare i matrimoni, è giunto il tempo delle piogge ecc.).

Analizzando le coppelle antropiche in questo contesto, emerge una diversa funzione delle stesse, secondo il seguente schema:

  • coppelle create per la rappresentazione di simboli, di ideogrammi, di dinamiche mentali ecc. (funzione didascalico-formale, che sottende una dinamica mentale di tipo razionale);
  • coppelle create per la modificazione dei valori frequenziali delle rocce (funzione frequenziale di diapason, dal greco dia-pason- phonon = per tutte le voci, che sottende una capacità sciamanica di percepire la variazione delle “onde” emesse dalle rocce, prima e dopo la creazione delle coppelle);
  • coppelle create per il contenimento di acqua lustrale (da lustrum = purificazione, che sottende la capacità sciamanica o magico-sacrale di purificare dal male).

Tutti accettano la storicità dell’uso dell’acqua in tutte le celebrazioni religiose, ma per quanto riguarda l’accettabilità dell’uso di coppelle per questa funzione è bene fornire alcuni esempi probatori dell’uso delle stesse, in edifici usati per funzioni magico-sacrali:

  • nel primo congresso della Società Italiana per l’Archeoastronomia, tenutosi a Padova nel settembre 2001, è stata da noi presentata la comunicazione a titolo “Altare orientato all’interno di un nuraghe”. Nell’ambito di questa comunicazione è stato illustrato il caso del nuraghe “Órgono” (etimologia in lingua sarda, da acqua) esistente presso Ghilarza (Oristano) che presenta all’esterno del muro una pietra sporgente con coppella, posizionata a misura d’uomo;
  • nel castellare di Aragghiu (Corsica Meridionale) esiste un vano aperto, a forma di ellisse grossolana, con porta di entrata orientata nord/sud, con inserita nel muro (formato di sassi di granito), una pietra ovoidale che contiene una grande coppella, avente anche il foro di sfioramento per non far superare un certo livello dell’acqua.

Le analisi della scuola psicanalitica

Nella Grotta di Blombos (Sud Africa) è stata recentemente rinvenuta una piccola pietra di ocra – che sembra essere una pietra sciamanica, atta ad essere contenuta nel cavo della mano ripiegata – che porta incise sette losanghe affiancate. Detta elaborazione è stata datata 77 000 anni fa (B.P.). Gli studiosi di psicanalisi hanno aperto una via di comprensione del fenomeno della produzione di simboli, che può essere utilizzata anche per comprendere l’utilizzo “vibrazionale” delle coppelle. Lo studio della fantastica, dell’immaginale, dell’archetipico, richiede un livello più essenziale, al di qua della scissione arte-scienza, natura-cultura, mithos-logos. Attraverso i simboli l’uomo antico poté quantificare l’energia frequenziale da cui era investito. La necessità della creazione simbolica gli derivava dal bisogno di salvaguardare la sua psiche dalle contaminazioni ambientali. Riproducendo i valori energetici interiori attraverso la esteriorizzazione simbolica, egli salvaguardava la sua psiche, e rimaneva libero dal vincolo oggettivo dell’influenza ambientale. Riproducendo i simboli e concentrandovisi egli faceva esperienza del mondo che lo circondava ed in un certo modo lo dominava, lo lavorava, lo influenzava. Sostanzialmente il simbolo è psichico, ma non umano, nel senso che non è prodotto dall’uomo, ma è un qualcosa di naturale, che l’uomo adopera. Lo lavora ma non lo origina, lo accoglie e lo elabora. Ecco perché ancora oggi, mentre attendiamo al telefono, in una sorta di stato alterato e alternato di coscienza, produciamo segni, schizzi, simboli.
Questa stessa elaborazione euristica può essere estesa all’inventiva delle coppelle, elementi che l’uomo antico ha colto in natura, sia nelle elaborazioni dovute al micro-carsismo, sia nell’atto di congiungere le due mani. L’utilizzo delle coppelle per modificare i valori vibrazionali delle rocce potrebbe essere stato attuato ancora prima delle elaborazioni plastiche che ci vengono indicate dall’ocra di Blombos, perché l’appoggiarsi alle pietre con le mani o con il corpo, o addirittura il percuotere le pietre con altre pietre è atto semplice e primigenio, certamente meno complesso dell’effettuazione di incisioni coordinate in una piccola pietra, fatto questo che denota già la conquista di una tecnologia per le micro-elaborazioni.

by Enrico Calzolari & Davide Gori & A.L.S.S.A.


(2516 views in previous TRACCE PHP-Nuke version, 2002-2011)

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

five × 3 =