Iscrizioni simboliche, Lago delle Meraviglie (Prato 1884)

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Prato A. F. 1884. Sulle iscrizioni simboliche del Lago delle Meraviglie, Rivista Alpina Italiana, Periodico mensile del Club Alpino Italiano, 9, 30 settembre 1884, pp. 97-98.
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[editor’s note: in this short paper, published in the Italian Alpine Club review, the author suggests that the Marvels Lakes engravings where made to celebrate hunters with their preys, who died in this area]

by A. Filippo PRATO


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Num. 9.    Torino, 30 Settembre 1884.    Vol. III

RIVISTA ALPINA ITALIANA

PERIODICO MENSILE DEL CLUB ALPINO ITALIANO

Sulle iscrizioni simboliche del Lago delle Meraviglie.

   Lessi nel Bollettino del 1883 l’accurata memoria presentata nel XVI Congresso degli Alpinisti Italiani dal compianto avvocato Navello, Presidente del Club Alpino Internazionale di Nizza, proposito delle iscrizioni preistoriche trovate in Val d’inferno nelle Alpi Marittime.

   E poiché l’attenzione del Club Alpino Italiano venne da quella relazione richiamata sull’argomento interessantissimo per gli studi paleontologici, io approfitto della qualità di membro del Club Alpino, e, unicamente come tale, espongo le mie impressioni.

   Premetto che parlo in base ai disegni uniti alla relazione dell’avvocato Navello.

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The Italian Alpine Club review cover, 1884 september

   Due fatti mi colpirono in modo speciale nell’esaminare le figure delle tavole riprodotte nel Bollettino.

   L’uno, che le teste degli animali sono sempre prive di orecchie: l’altro, le qualità degli istrumenti disegnati.

   La mancanza di orecchie, già segnalata dal Navello, io penso sia da attribuirsi al fatto, che le figure di Val d’Inferno rappresentano teschi di animali spogliati della pelle e della carne.

   Nei musei abbiamo teschi fossili del bue priscus, di cervi, di stambecchi, ecc., i quali si approssimano di molto nelle linee e nell’aspetto a quelli della Val d’Inferno.

   Le corna campeggiano a detrimento del resto del capo, il quale si limita alla parte frontale ossea e pare molto piccolo in proporzione delle corna.

   La perizia usata nel mantenere conforme al vero in tutte le loro parti e in rigorosa proporzione le figure rappresentanti le armi di pietra, impedisce che si possa attribuire alla ignoranza dell’artefice la sproporzione esistente fra le corna e la testa dell’animale.

   Per questo io penso che quei disegni non furono fatti allo scopo di ritrarre animali viventi.

   Un’altra considerazione conferma il mio concetto. La mancanza delle altre parti del corpo degli animali, cui si riferiscono i disegni, deve pur avere un motivo. Ora, se quelle figure fossero incise per riprodurre le immagini degli animali abitualmente veduti dall’uomo, l’artista li avrebbe disegnati completi, come osserviamo essere stato fatto nell’epoca della renna, anteriore a quella in cui vennero eseguiti i disegni di Val d’inferno. Il motivo di quella mancanza per me sta nello scopo cui mirava l’artista, di incidere cioè segni che ricordassero fatti dell’uomo. Di qual genere fossero questi lo induco dalla seconda osservazione da me enunciata.

   In quei disegni, di tutte le armi e utensili dell’uomo della età della pietra levigata, si vedono solo disegnate punte di freccia: rompono la monotonia due mazzuoli a. bozzolo, cioè aventi foro pel quale passa il manico.

   La freccia era l’arma più adatta a colpire da lontano,, di modo che la sua quasi esclusiva riproduzione accennerebbe a fatti, in cui si colpì da lungi.

   Fra gli animali riprodotti non troviamo quelli che più incutevano terrore all’uomo e come tali dovevansi essere ognora impressi nella mente, ma invece sono disegnate le teste degli animali ricercati dall’uomo per suo cibo.

   Nè può credersi che l’artista abbia inteso riprodurre la immagine degli animali più cari all’uomo, poiché mentre nelle tavole, sulle quali parlai finora, manca un disegno relativo al cane, che primo fra le bestie si associò all’uomo diventandone fedele compagno, abbondano quelli di animali tuttora in istato di selvatichezza.

   Quanto poi alle figure aventi sembianza di reti, se pur non sono che segni rappresentanti il nome di qualche uomo, si possono accettare come reti da caccia e non da pesca : nei disegni vi è parmi il cranio di un uccello con lungo becco, ma non iscorgo nè pesci, nè le fusaiuole, che trovansi abbondanti tra i fossili di quel tempo.

   Rilevo dalla lodata memoria del Navello che le opinioni adotte per ispiegare quelle iscrizioni sono varie.

   Il Rivière si limita a dire che sono identiche ai segni simbolici scolpiti sulle roccie di Sous nel Marocco e su roccie vulcaniche delle isole Canarie. Anche senza collegare tal fatto coll’opinione che vuole formassero un continente unico l’Italia, la Spagna e l’Africa Settentrionale col gruppo delle Canarie, si può spiegare il fenomeno accennato dal Rivière colla identità riscontrata nelle armi e negli utensili di quell’epoca, appartenenti a popoli ora detti Europei, Asiatici o Africani.

   Di guisa che nello stesso modo che gli abitanti dell’Africa preparavano le armi di pietra coll’identico modo usato dagli Europei, può essere più che verosimile che identico sistema tenessero nello scolpire segni sulle roccie.

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98          RIVISTA ALPINA ITALIANA          N. 9.

II Blanc li ritiene ex voto scolpiti da gente superstiziosa, che adorava una divinità terribile. Ma in tal caso, oltre alle gravissime obbiezioni già mosse contro tale opinione dal Navello, si potrebbe aggiungere che invece delle freccie si vedrebbero le ascie, i pugnali e altri istrumenti adatti a scannare un animale in sacrificio ad un nume.

   L’opinione del Navello è assai ingegnosa, ma non tiene conto a sufficienza del fatto accennato sopra, della mancanza di orecchie nelle teste disegnate. Se, a suo credere, quei disegni fossero stati opera di pastori o di cacciatori durante le ore di riposo, non saprei il perché abbiano disegnate solo le teste e queste a guisa di crani spolpati.

   Per di più la mancanza quasi totale di figure umane, mentre di esse ne troviamo disegnate subito che appare nel mondo l’arte del disegno durante l’epoca della renna e desse formano, come sappiamo, il primo tentativo dei bambini imbrattanti di carbone i muri nuovi, non m’induce ad abbracciare tale opinione.

   E poi le idee del riposo, dell’ozio goduto dai pastori e cacciatori all’ombra per lunghe e lunghe ore necessarie per la esecuzione di tanti disegni, sono idee che non possono applicarsi all’epoca della pietra levigata, nella quale l’uomo passava l’esistenza a procurarsi cibo e combattere contro tanti animali a lui nemici.

   Sembra che il clima più dolce succeduto a quello precedente della renna abbia favorito la moltiplicazione degli animali nemici dell’uomo, obbligando questo a cercar rifugio sulle palafitte, abbandonando le grotte, abitazione dei suoi predecessori.

   Anzi pare, che tanto fosse il suo impegno nel combattere di continuo le bestie feroci, che perdesse qualsiasi sentimento d’arte: così almeno afferma il Figuier, che asserisce non trovarsi alcun disegno per tutto il tempo della pietra levigata, e solo comparire l’arte nell’età del bronzo.
Con tale opinione si dovrebbero classificare quei disegni quali opere fatte nel principio dell’età del bronzo, allorché si usavano ancora le armi di pietra levigata.

   Per conchiudere potrebbe darsi, secondo il mio avviso, e lo dico in via di supposizione in quanto chè a dare una opinione precisa occorrerebbe recarsi sul posto ed esaminare non solo i disegni, ma anche il suolo circostante e i laghi, che la conca in cui si trovano i laghi delle Meraviglie costituisse un centro di caccia, ove nella buona stagione salissero gli abitanti della vallata a far provvista di carne per la cattiva stagione; che questi cacciatori si fermassero a lungo colà abitando o in qualche grotta o su qualche palafitta, e seppellissero i compagni morti durante la stagione della caccia, in qualche caverna o in fondo alle acque del lago ; che, onde restasse memoria dei morti, incidessero i segni che indicavano la circostanza in cui la morte era avvenuta. Le teste degli animali indicherebbero la qualità delle prede fatte dal defunto, e le freccie e i mazzuoli le sue armi: usanza che trova il suo riscontro in quella di seppellire le armi col cadavere.

   Relativamente poi all’unica figura di essere umano esistente nei disegni, non vi sarebbe a stupirsi che fosse originata dal fatto, che fra i cacciatori qualcuno avesse condotto i figli, e quella figura rappresentasse il figlio unico del cacciatore defunto. E dico questo, ammesso che quella figura accenni ad essere umano, cosa che si può mettere in dubbio per la enorme sproporzione colle cose rappresentate negli altri disegni.

   Nello stesso modo che le freccie, simbolo della forza, sono riprodotte più grandi degli animali da esse colpiti, doveva ben più grande rappresentarsi l’individuo che aveva originata la forza ucciditrice dell’animale.

   Rimane poi una figura grande con due corna e una coda e potrebbe essere, massime che è l’oggetto maggiore e quindi di maggiore importanza, il corpo di un cacciatore avviluppato in una pelle di bue. Anche nella età della renna il cacciatore veniva dopo morto sepolto avviluppato in una pelle di renna, e dalla testa del defunto si ergevano le corna dell’animale ucciso.

Casale, 17 maggio 1884.

A. FILIPPO PRATO.

 

Original reference:

Prato A. F. 1884. Sulle iscrizioni simboliche del Lago delle Meraviglie, Rivista Alpina Italiana, Periodico mensile del Club Alpino Italiano, 9, 30 settembre 1884, pp. 97-98.


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