Alpi Occidentali, quadro generale …

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Aussois Les Lozes, guerriero

L’arte rupestre delle Alpi Occidentali presenta una minore concentrazione minore rispetto alle “capitali” dell’arte rupestre alpina. Analoghi sono però la qualità e l’ampiezza dell’excursus cronologico …
A chrono-typological frame for the western Alps rock art. While the western Alps rock art is not so conspicuous in quantity as the two alpine poles of Mt. Bego and Valcamonica, regarding the quality and the chronological extent may offer a similar range…

by Andrea Arcà

TRACCE PHP-Nuke version, 2002-2011

Arte rupestre nelle Alpi Occidentali,
quadro generale crono-tipologico


Documento introduttivo per la sezione “Alpi Occidentali”
del Convegno L’Arte rupestre delle Alpi, Capodiponte, 21-24 ottobre 2010

ABSTRACT. A chrono-typological frame for the western Alps rock art. While the western Alps rock art is not so conspicuous in quantity as the two alpine poles of Mt. Bego and Valcamonica, regarding the quality and the chronological extent may offer a similar range. Summarising is possible to recognize six main chrono-thematic patterns, which are the “topographic” (Neolithic) , the “megalithic and daggers” (Copper and Ancient Bronze Age), the “meander and spirals” (Recent and Final Bronze Age), the “schematic anthropomorphs” (Recent and Final Bronze Age), the “warriors and weapons” (Iron Age and Roman period) and the “cup-marks” (Middle Bronze Age – Roman period) ones. Each one of them shows interesting cases and interpretation suggestions: so in the western Alps we may cite the relation between topographic compositions and rock paintings, the limited but meaningful presence of Remedello kind daggers, the strong concentrations of meanders and spirals in Valsusa-Maurienne area, the unique relation between sword-weaponed figures and still-alive traditional sword-dance.

A livello di distribuzione quantitativa, l’arte rupestre delle Alpi Occidentali presenta una concentrazione nettamente minore rispetto alle “capitali” dell’arte rupestre alpina. Ciò naturalmente senza prendere in considerazione il polo alpino occidentale di arte rupestre, il Monte Bego, che per le sue caratteristiche merita una trattazione a parte. Come già più volte evidenziato, il motivo di tale disparità va chiaramente individuato nelle diverse qualità dei supporti petrografici disponibili.

Non così invece in quanto a qualità, laddove i segni incisi delle vallate alpine occidentali presentano elementi di sicuro interesse, in grado di coprire un patrimonio tematico e un arco cronologico tanto estesi quanto quelli delle due aree maggiori. Va anche sottolineato come la ricerca abbia goduto, a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, di notevoli sviluppi, permettendo la scoperta o il riesame di molte e importanti aree petroglifiche, quali quelle della Alta Moriana, dell’Ubaye, della Valle Po, della Rocca di Cavour, dalla Bassa Valle di Susa e della Valcenischia, della Valchiusella e della Valle d’Aosta e del Vallese svizzero.

Capitolo a sé per quanto riguarda le rocce coppellate, il cui esame generale offre interessanti spunti cronologici, in grado di far gravitare attorno al II-I millennio a.C. la parte più significativa del fenomeno della coppellazione, che si configura sempre di più come sede strumentale di offerte, probabilmente liquide.

Com’è logico che sia, la partizione tipologica e tematica è strettamente collegata alla scansione cronologica. Prendendo in considerazione le figure presenti e generalizzando, possiamo individuare sei ambiti tematici principali, qui elencati secondo il loro riferimento cronologico:

  1. ambito topografico (Neolitico);
  2. ambito megalitico e dei pugnali (età del Rame e prima età del Bronzo);
  3. ambito meandro-spiralico (2ª parte dell’età del Bronzo);
  4. ambito degli antropomorfi schematici (2ª parte dell’età del Bronzo);
  5. ambito dei guerrieri e delle armi (età del Ferro e periodo romano);
  6. ambito delle rocce a coppelle (dalla media età del Bronzo al periodo romano).

Si escludono da questa trattazione le fasi più propriamente storiche e moderne.

Ambito topografico

Molto evidente nell’area del Bego, con la concentrazione di reticolati alle Meraviglie e di “mappe” geometriche a Fontanalba, queste ultime molto ben confrontabili con le analoghe composizioni camune, l’ambito tematico “topografico” presenta alcuni isolati elementi sparsi, peraltro molto significativi. Il dato più interessante è che nelle Alpi occidentali tale classe si esprime principalmente tramite le pitture rupestri, quali quelle della Balma ‘d Mondon in Val Pellice, di Ponte Raut in Val Germanasca, della Rocca di Cavour, di St. Jean d’Arvey (Savoia) e di Bessans, dove oltre alle note figure di cervo sono presenti elementi geometrici a rettangolo.

L’assegnazione alla classe “topografica” è resa possibile dalla presenza di reticolati e di griglie (Balma’d Mondon, Ponte Raut) e di allineamenti di pallini (Cavour e St. Jean d’Arvey). L’attribuzione cronologica si basa sui confronti stilistici, sia con le composizioni topografiche “antiche” del Monte Bego e della Valcamonica, ben datate sulla base delle sovrapposizioni al IV millennio a.C., che con l’arte rupestre schematica della penisola iberica. Un ulteriore conferma cronologica è data, nella roccia de les Oullas nell’alta valle dell’Ubaye, dalla sottoposizione di elementi pittorici schematici (ramiformi) a figure incise di pugnali di tipo remedelliano.

Per quanto riguarda l’attribuzione di significato, è evidente come la rappresentazione di un territorio antropico agricolo rappresenti un chiaro punto di partenza, carico di profonde implicazioni anche simboliche.

1) Balma ‘d Mondon, pitture rupestri, figure a griglie e antropomorfi (foto e rilievo A. Arcà)

Ambito megalitico e dei pugnali

L’ambito megalitico vede nelle necropoli di Aosta e di Sion una delle migliori e più accurate espressioni iconografiche di tutto l’arco alpino, accompagnata da situazioni archeologiche di estremo interesse, per quanto riguarda le stratigrafie presenti e gli studi condotti. Sempre in territorio valdostano, anche i doppi pendagli a spirale di Chenal pertengono a quest’ambito, così come i pugnali di tipo remedelliano della roccia di Le Crou-Champrotard. La recente (1997) scoperta delle due statue-stele di Tina, che presentano due fasi calcolitiche, la prima di piena età del Rame e la seconda campaniforme, ha permesso di estendere anche in territorio piemontese la diffusione di elementi monumentali di questo tipo.

Per quanto riguarda la correlata serie di figurazioni di pugnali a lama metallica, oltre alla fortissima presenza nell’area delle Meraviglie, anche qui di principale riferimento calcolitico, vanno ricordate le già citate raffigurazioni di pugnali a manico semilunato e lama triangolare de Les Oullas (valle dell’Ubaye), ben databili alla prima metà del III millennio a.C. Tali raffigurazioni, vista la notevole quota del sito istoriato e la presenza nei pressi di un valico, vanno probabilmente poste in relazione con un itinerario di scambio transalpino.

Per quanto riguarda l’antica e media età del Bronzo, va ricordato il noto sito valdostano di La Barmasse, con la chiara raffigurazione di un tipico pugnale a manico fuso.

In tutti questi casi, pur con le dovute articolazioni, è possibile ipotizzare una base interpretativa di tipo ostentatorio, considerando il grande valore (e spesso “l’abbondanza” o reiterazione degli elementi incisi) delle armi metalliche oggetto di raffigurazione.

2) Les Oullas (Ubaye), pugnali a manico semilunato sovrapposti a pitture schematiche (foto A. Arcà)

Ambito meandro-spiralico

Il complesso meandro-spiralico della Bassa Valle di Susa e dell’Alta Moriana (tra i siti principali citiamo Aussois, La Fara, Arcelle Neuve e Mompantero) presenta la maggiore distribuzione di segni di questo tipo di tutte le Alpi, in parte favorita dalla presenza di lastroni levigati di calcescisto, a forte componente silicea. Si tratta di segmenti lineari convoluti a spirale e a meandro, che in alcuni casi tendono a coprire tutta la superficie disponibile. È qui possibile proporre un doppio paragone stilistico, da un lato pertinente al IV millennio a.C. (valido però solo a patto di prendere in considerazione i motivi circolari o spiralici del megalitismo bretone o irlandese), dall’altro alla seconda metà del II millennio a.C. (meandri e spirali della Rupe Magna in Valtellina, di Sonico e di Naquane in Valcamonica), con possibile prosecuzione anche nelle prime fasi dell’età del Ferro, come testimoniato da Zurla in Valcamonica. Elementi di vicinanza geografica fanno pendere la bilancia a favore della cronologia più recente. Il catalogo delle rocce incise della zona italiana è stato realizzato grazie all’interessamento e alla direzione scientifica della Soprintendenza Archeologica del Piemonte.

Il livello attributivo è francamente arduo: la possibile raffigurazione di viscere animali in collegamento a siti di macellazione ovina è nulla più che una semplice ipotesi.

3) La Fara (Alta Moriana), figure meandriformi (foto A. Arcà)

Antropomorfi schematici

La questione degli antropomorfi schematici, altrimenti detti “oranti”, è stata ampiamente dibattuta. Come è noto lo scrivente, sulla base dell’esame delle sovrapposizioni disponibili e dei confronti con figure analoghe realizzate, in sede di riutilizzo, in pochissime Domus de Janas sarde, ritiene che tali raffigurazioni siano da ascrivere alla seconda metà del II millennio a.C. (età del Bronzo Medio-Recente – Bronzo Finale). L’assenza di figure di oranti (salvo pochi casi di corniformi opposti) nell’area del Monte Bego, la cui fase incisoria picchiettata si arresta in corrispondenza dell’età del Bronzo Medio, sembra avvalorare tale ipotesi. Nell’arco alpino occidentale la presenza di figure di antropomorfi schematici è limitata alla roccia di Campo Fej (Valgrana, sei grandi figure, possibile scena di parto), alla Roca La Casna (Valle Po, 31 figure), a Plan du Clos di St. André de Modane (Moriana), al Gran Faetto in Val Chisone (due figure, cancellate per danneggiamento), alla Roccia del Mago (Alpe Lauzoun) in Val Germanasca, a due figure presso la SUS-CHM3 (Mompantero), alla Pera dij Cros in Valchiusella (circa sessanta figure) e infine a Saint-Léonard nel Vallese svizzero, dove per contro l’attribuzione cronologica è fatta risalire al Neolitico, in accordo con le fasi stilistiche camune delineate da E. Anati.

Lo stilema è congruente con quello delle raffigurazioni camune: arti e corpo schematici a tratti lineari, raffigurazione del sesso tramite segmenti rettilinei o coppelline. Manca però, salvo che a St. Lèonard, la rappresentazione degli altri levati, che in tutti gli altri casi sono quindi orizzontali o abbassati.

4) Pera dij Cros (Valchiusella), figure antropomorfe schematiche (foto A. Arcà)

Ambito dei guerrieri e delle armi

La presenza di figure di guerriero (Aussois, Sollières e Arcelle Neuve in Alta Moriana, Carolei e Mompantero in Valle di Susa) è sostanzialmente limitata al complesso Valsusa-Moriana (una figura isolata presso la pittura rupestre dell’Ubaye): anche in questo caso è possibile individuare nella disponibilità di lastroni di calcescisto le ragioni di una tale distribuzione.

5) Parco di Aussois Les Lozes, figura di guerrieri a corpo bitriangolare (foto A. Arcà)

L’ambito cronologico di età del Ferro è chiaro, visti i molteplici punti di contatto tematici e stilistici con il IV stile camuno. Accanto a figure di guerrieri a corpo bitriangolare (Aussois, Mompantero), pertinenti alla metà circa del I millennio a.C., è notevole la presenza di figure di guerrieri a corpo quadro, del tutto analoghi a quelli camuni. Tali figure, databili al periodo della romanizzazione, sono state probabilmente ispirate dai combattimenti praticati presso l’arena romana di Susa, così come in Valcamonica in quella di Cividate Camuno: si fanno notare le decorazioni pettorali a X, comuni all’ambito camuno e a quello valsusino, che fanno pensare alla raffigurazione di gladiatori (del tipo provocator gladiator).

6) Confronto tra figure di guerrieri a corpo quadro e decorazione pettorale dell’Alpe Carolei (a sinistra) e di Paspardo Dos Sottolajolo (a destra, foto A. Arcà)

Di qualche secolo più antichi gli armati di spada dell’alta Valcenischia (Alpe Carolei): qui l’elemento interessante è dato dal confronto etnografico, unico probabilmente in tutte le Alpi: giusto ai piedi del versante inciso, sono praticate ancora oggi le danze degli Spadonari di Venaus e di Giaglione. Le figure rupestri ne testimoniano con ogni probabilità l’origine protostorica.

7) A sinistra: Giaglione, uno Spadonaro; a destra: Alpe Carolei, figura di armato di spada (foto A. Arcà)


La Spada sulla Roccia Danze e duelli tra arte rupestre e tradizioni popolari
della Valcenischia e delle valli del Moncenisio

Né va dimenticata l’interessantissima scena di caccia della Roccia degli Stambecchi (Arcelle Neuve, Alta Moriana), vandalizzata da un’iscrizione romana di epoca imperiale e di tipo erotico, la più alta in quota di tutte le Alpi.

Per quanto riguarda la raffigurazione di armi, il complesso petroglifico di Mompantero-Chiamberlando (unitamente a poche figure da Aussois), presenta l’unica zona, al di fuori della Valcamonica, nella quale siano riconoscibili composizioni di ascia a lama semilunata, pertinenti agli ultimi secoli del I millennio a.C. e alla tribù celtica dei Segusini.

Il livello interpretativo non può che fare riferimento all’ambito maschile della dimostrazione di forza e di abilità, probabilmente connessa ad eventi rituali iniziatici, per i quali non sono da escludere, prese le debite distanze dall’accezione contemporanea dei termini, connotazioni sportive, ludiche e spettacolari.

Ambito delle rocce a coppelle

L’argomento è troppo vasto (e anche troppo complesso) per essere trattato in poche righe. Basti qui elencare sommariamente il catalogo della bassa Valsusa realizzato dal GRCM, la documentazione effettuata presso le aree coppellate dell’Albedosa, della Rocca Cavour, di Bric Lombatera, a cui hanno collaborato Le Orme dell’Uomo e la Soprintendenza Archeologica del Piemonte, il censimento realizzato nella Bessa da Alberto Vaudagna e quello delle rocce a coppelle della Parej Auta realizzato dal GAC di Ivrea, le segnalazioni e le attività di documentazione e pubblicazione della SVAPA, nonché le estese attività di ricognizione e di segnalazione di numerosi ricercatori attivi in quasi tutte le vallate.

Tra i casi significativi dal punto di vista archeologico, va citata l’area coppellata di Susa, sovrapposta ad una roccia sbozzata con picconi metallici e sottoposta ad una costruzione romana del III sec. d.C., la sovrapposizione di coppelle e canaletti su spirali e meandri all’Arcelle Neuve in Alta Moriana, l’associazione tra coppelle e pediformi (verosimilmente dell’età del Ferro) presso la famosa Roche Aux Pieds di Pisselerand in Alta Moriana e Monsagnasco nell’anfiteatro morenico di Rivoli, il frammento di roccia coppellata inserita in uno strato archeologico del Bronzo Finale ad Aussois in Moriana.

Bibliografia essenziale

  • Arcà A., 2001. Lo stato della ricerca sull’arte rupestre non figurativa delle Alpi occidentali: rocce coppellate, dati e ipotesi da alcune recenti campagne di ricerca e documentazione. In: Le incisioni rupestri non figurative nell’arco alpino meridionale. Atti del 1° convegno di studi, Verbania, 2001. Disponibile on line <www.artepreistorica.it/ebook/attiverbania/atti.asp>.
  • Arcà A., 2009. Monte Bego e Valcamonica, confronto tra le più antiche fasi istoriative, Rivista di Scienze Preistoriche, LIX, pp. 265-306.
  • Arcà A. (a cura di) 2009, La Spada sulla Roccia. Danze e duelli tra arte rupestre e tradizione popolare della Valsusa, Valcenischia e Valli del Moncenisio, Torino.
  • Arcà A., 2010. Le rocce a coppelle della collina morenica di Rivoli, in Sentinelle di pietra : i massi erratici dell’anfiteatro morenico di Rivoli-Avigliana. Catalogo della mostra, Torino, Museo regionale di scienze naturali, Torino.
  • Arcà A., Fossati A., (a cura di), 1995. Sui sentieri dell’arte rupestre, Torino.
  • Ballet F., Raffaelli P., 1990. Rupestres. Roches en Savoie, gravures,peintures, cupules, Chambéry.
  • Gruppo Ricerche Cultura Montana, 1990. La pietra e il segno: incisioni rupestri in Valle di Susa, Susa.

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