L'arte rupestre di Campanine di Cimbergo (Valcamonica)
alla luce delle nuove scoperte: presentazione preliminare dell'area (ricerche dal 1990 al 1997)
L’area di Campanine di Cimbergo e la contigua area di Figna, situate
sul versante orografico sinistro del fiume Oglio ad una altezza media di
500 metri slm, sono state oggetto di studio da parte del ns. Dipartimento
a partire dal 1990. In questi anni sono state studiate circa 60 superfici
incise che costituiscono il patrimonio artistico archeologico della zona:
l’analisi dei contesti è ora in corso di approfondimento, anche
perché i risultati del Campo Archeologico di quest’anno (area del
Bosc del Vicare) sono stati inaspettati: le caratteristiche istoriative
dell’area appaiono complesse e il rapporto con le contigue aree di Naquane
e Foppe di Nadro sembra stretto e articolato.
L’area di Campanine, ben delimitata morfologicamente, sembra essere
stata utilizzata in modo non omogeneo nelle varie epoche: vi sono varie
rocce "principali" ed è intuibile una serie di "sottoaree". In particolare
nella zona bassa sono emerse negli ultimi anni varie superfici, alcune
molto estese, con incisioni di notevole interesse che sul piano crono-tipologico
sono in parte autonome rispetto a Campanine alta e relativamente più
vicine a Naquane e Foppe di Nadro; dal nome di una parte di quest’area
definiremo l’insieme come "Bosc del Vicare". La superficie principale
è in prossimità di una sorgente perenne e questo ha plausibilmente
influito sul valore cultuale dell’area: Campanine è in genere povera
di acqua, e comunque non è da dimenticare il ruolo di questo elemento
in tutte le tradizioni religiose. Comincia qui a delinearsi una specifica
suddivisione dell’area di Campanine, a seconda dell’epoca e della tipologia,
in nuclei dai confini sfumati e a volte sovrapposti: lo studio dei dati,
tuttora in corso, porterà certamente a meglio definire le diverse
funzioni e caratteristiche.
Un elemento notevole della ricerca è anche la possibilità
di ridisegnare almeno parte della rete antica dei sentieri, a lato dei
quali (o sullo stesso piano di calpestio!) si rinvengono le superfici incise;
il recupero della rete viaria è un importante momento di ricostruzione
della storia del territorio, tenuto conto che solo questo secolo sono state
abbandonate le tradizionali attività economiche legate al bosco
e le antiche vie di comunicazione col fondovalle.
A) le fasi preistoriche
La fase più antica, probabilmente neolitica, comprende grandi
figure femminili schematiche collegate a più piccoli oranti (la
cosiddetta "Grande Madre" di Campanine), coppie uomo-donna con linee di
coppelle, scene corali con oranti schematici (come a Naquane, rocce 1 e
32). L’incidenza delle figure femminili è notevole e le incisioni
presentano caratteri di arcaicità: per il periodo corrispondente
allo stile II, Campanine mostra una tale ricchezza di scene, non solo quantitativamente
ma soprattutto per contenuti e valori, che la pongono sicuramente alla
pari con Foppe di Nadro e Naquane.
La maggioranza delle figure antropomorfe sono comunque dell’età del Ferro, soprattutto media e tarda: prevalentemente armati, con qualche orante piuttosto insolito (notevole un orante dinamico associato ad un’ascia e a una coppella). Di rilievo è anche un grande personaggio armato di recente scoperta, strettamente associato ad un canide selvatico (volpe?) e confrontabile con le grandi figure presenti a Naquane (R 50) e a Paspardo: un eroe o una figura mitologica.
Gli zoomorfi sono raffigurati a partire dall’età del Bronzo finale, con quattro scene di caccia al cervo con l’arco; nell’età del Ferro il tema continua sporadicamente, come anche gli equini e i cavalieri. Piuttosto significativo il recente rinvenimento di 7 uccelli acquatici, finora rari, che portano la zona di Bosc del Vicare ad essere più aderente alle tematiche di Naquane. Le figure sono curate, associate a guerrieri e sottoposte a capanne. In un caso il volatile (un trampoliere) ha il corpo decorato; un altro uccello appare cavalcato (il che fornisce interessanti aperture verso elementi di mitologia). In linea generale è abbastanza accertato il valore connesso al funerario dell’uccello acquatico, capace di passare da un mondo all’altro e analogicamente guida o mezzo di questo passaggio.
Per quanto riguarda gli oggetti, Campanine conserva due scene di aratura:
una, conosciutissima, con bucrani aggiogati, databile al Calcolitico se
non ad una fase finale del Neolitico; l’altra è attribuibile all’età
del Bronzo. Da notare, infine, una figura di telaio, l’unico esempio di
questo soggetto fuori dalla roccia 1 di Naquane.
Una composizione topografica complessa, l’unica nel suo genere per questo versante a Sud del corso del torrente Re, e altri pochi elementi topografici sono ascrivibili anch’essi al Calcolitico.
Le capanne sono particolarmente numerose a Campanine e presentano alcune peculiarità: di frequente sono raffigurate a coppie impostate su uno stesso asse verticale e presentano spesso ornamentazioni anomale del tetto, come ad es. "dischi solari" pieni, circondati da un semicerchio, elemento che si caratterizza come specifico di quest’area piuttosto ristretta. È ipotizzabile la valenza funeraria della figura di capanna, laddove le differenze e le ricorrenze tipologiche potrebbero spiegarsi, oltre che con le varie fasi cronologiche, con caratteristiche peculiari di diverse famiglie, clan, gruppi umani.
Le armi non impugnate sono presenti solo nell’età del Ferro. Precedentemente bisogna scendere a Figna per trovare due spadini della fase finale dell’antica età del Bronzo. Figure di ascia del VI sec. a.C. in date non calibrate caratterizzano alcune superfici tra le più importanti e assumono in molte scene, in cui sono associate con capanne, guerrieri, oranti, impronte di piedi e un labirinto, un evidente valore simbolico. È in corso di studio un approfondimento su questo particolare soggetto. Da notare, in tale contesto, una scena con armati davanti ad un personaggio frontale più grande, armato di ascia a lama quadrata, probabilmente una precisa cerimonia di fronte ad una divinità.
Il richiamo ad una divinità è ipotizzabile anche per le figure di ruote a raggi interni: questo simbolo, attestato anche a Naquane e, in misura minore, a Foppe di Nadro, nel mondo celtico è collegato al dio celeste Taranis (Giove nell’interpretatio romana); la possibile individuazione di un culto a questa divinità è confortata dalla più tarda iscrizione latina IOVIS sulla R 5, già valutata come dedica della superficie, se non dell’area intera, dopo la ridefinizione latina dei culti. È quindi possibile cominciare ad individuare come durante l’età del Ferro media e tarda vi siano precise tendenze cultuali che caratterizzano le diverse aree di incisioni: la presenza del Kernunnos e dei cervi a Naquane, Esus a Carpene di Sellero e ora, probabilmente, Taranis a Campanine; ancora in corso di studio è il rapporto cronologico tra le incisioni di Campanine e il Taranis celtico, così come le associazioni e le scene connesse con le incisioni di ruote raggiate.
Tra le figure simboliche sono piuttosto importanti due labirinti. Il più visibile si accompagna ad incisioni di asce a lama quadrata e ad un ornitomorfo cornuto e fallico, evidentemente una figura mitico-simbolica.
All’interno dei simboli è da rilevare la presenza di una anomala "rosa camuna" a tre "petali", corretta in quattro; un’altra "rosa", ben delineata e associata ad un tardo antropomorfo, è emersa da poco, poco distante da curate figure di stelle a cinque punte: questi elementi sono eccezionali per l’area e, come anche le impronte di piede, avvicinano Campanine bassa a Foppe di Nadro.
Nell’area di Campanine si trovano anche alcune iscrizioni in caratteri nord-etruschi, sia pubblicate che sconosciute, alcune delle quali particolarmente ben curate nella fattura epigrafica. Per la maggior parte si collocano nella zona bassa e sovente si associano ad impronte di piedi e capanne, o capanne e guerrieri.
Ultima particolarità della zona di Campanine - Figna sono due pitture preistoriche: la prima raffigura una ruota raggiata; la seconda presenta un caprino di difficile lettura. Entrambe sono state eseguite con colore rossastro.
B) Le fasi storiche
Il "capitolo medievale", straordinariamente ricco, offre figure sia filiformi che martellinate e costituisce un’eccezione nel panorama istoriativo della Valcamonica e dell’intera Europa. Tra i simboli cristiani di vario genere, nei quali oltre alle svariatissime croci è doveroso menzionare le chiavi (simbolo cristiano di vita e di liberazione dal peccato) e i "Nodi di Salomone" (presenti nell’arte rupestre fuori da Campanine solo in due esemplari, uno a Foppe di Nadro e uno al passo del Maloia), troviamo antropomorfi semplici e armati, cavalieri, castelli turriti, patiboli, balestre, scritte e date, di cui le più antiche risalgono ad un periodo compreso tra il IX e il XIV secolo. Di recente scoperta alcuni antropomorfi martellinati e spesso armati e figure reticolate, forse rappresentazioni del territorio; è inoltre da notare un recinto turrito e un cerchio doppio che racchiude figure di carattere religioso.
Questi caratteri cominciano a delineare le valenze rituali, i tempi privilegiati di frequentazione e quali culti venivano praticati nelle diverse aree con arte rupestre; il futuro della ricerca sull’arte rupestre camuna non può prescindere dalla necessità di conoscere, con precisione, le caratteristiche peculiari delle singole aree se si vuole avere una visione globale del fenomeno Valcamonica. Soltanto dopo che saranno pubblicate le descrizioni monografiche, potremo riuscire a scendere in maggiore profondità con un’opera di sintesi dei dati: in questo progetto si colloca l’imminente pubblicazione del corpus integrale di Campanine di Cimbergo.
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