Simboli solari
? No, grazie: attenzione alle macine incompiute!
La letteratura sull'arte rupestre delle Alpi Occidentali presenta varie
segnalazioni di "simboli solari" datati alla preistoria e connessi a non
meglio specificati riti religiosi, che in realtà sono macine incompiute:
per qualche motivo non si è finito di estrarle dalla roccia. Allo
stesso gruppo paiono appartenere manufatti circolari che, pur non collegati
dagli scopritori ad alcun culto solare, sono stati pubblicati senza alcuna
interpretazione. Benché già nel 1970 Pierre Daudry avesse
messo in guardia contro tale confusione, a proposito dei "megaliti" e "simboli
solari" della foresta del Barbeston (Aosta), essa è continuata anche
in seguito: da Verzuolo al Mombarone di Graglia, da Cavour a Borgone di
Susa molte macine interrotte a vari stadi della lavorazione sono... assurte
a dignità religiosa, e si è giunti a vedere "probabili segni
proto-alfabetici" nelle inevitabili tracce di scalpellatura che le ricoprono!
Manufatti analoghi sul versante francese delle Alpi sono stati invece correttamente
interpretati.
Il commercio delle mole per cereali, importante per l'economia delle
nostre regioni lungo un arco di parecchi secoli, è stato studiato
dagli storici sulla base di documenti d'archivio: rendiconti di pedaggi
che alle "mole" e alle "clape" (termine col quale forse si
indicavano i semilavorati) venivano imposti in luoghi di passaggio obbligato,
quali Bard e Montjovet; oppure concessioni di privilegi, come quello accordato
da Tomaso conte di Moriana nel 1215 al Comune di Vercelli, che poté
così esercitare per lunghi anni un monopolio sulle macine valdostane
rivendendole anche in Lombardia - monopolio mal visto da Ivrea, che lungo
la "via delle mole" da St. Marcel a Vercelli era il centro più importante
e dove esisteva o un magazzino o un opificio in cui i semilavorati venivano
finiti.
Di tali "vie delle mole", dai luoghi di estrazione a quelli di utenza, gli storici stanno così delineando una mappa. Essa è però largamente incompleta, e andrebbe integrata con quanto si vede tuttora sulle pareti delle nostre montagne: sovente infatti le macine incompiute e gli incavi corrispondenti a macine estratte ci parlano di cave di cui finora nei documenti scritti non è stata scoperta traccia. E' perciò importante che i ricercatori riconoscano e pubblichino questo tipo di manufatti - quantunque esso non ricada nell'àmbito dell'arte rupestre stricto sensu - con particolare attenzione alle caratteristiche litologiche, in modo che per i futuri studiosi divenga possibile identificare la provenienza delle antiche mole sopravvissute fino a oggi (e usate non solo per cereali ma anche per olive, noci, mele, canapa, zolfo...) e ricostruirne il percorso. Inoltre il confronto fra documenti scritti, cave e macine può aiutare gli esperti a datare oggetti la cui attribuzione temporale è sovente difficile poiché la loro forma si è mantenuta inalterata per millenni.