Nuove figure
schematiche antropomorfe dalla Sardegna prenuragica:
le pitture
rupestri della Grotta del Papa, isola di Tavolara (SS - I)
Le figure schematiche antropomorfe dipinte della Grotta del Papa sull'isola di Tavolara (SS), segnalate per la prima volta nel 1992 (D'Oriano 1996), sono state indagate scientificamente e rilevate per la prima volta nel mese di Luglio dell'anno in corso.
Il sito presenta, all'interno di una grotta carsica nella roccia calcarea
di cui è formata l'isola di Tavolara, una parete che conserva ancora
tracce di figure antropomorfe dipinte. Tale parete, situata sul lato nord
della prima sala (Fig. b, sala a, le frecce indicano la posizione delle
pitture), che si apre verso il mare con ingresso rivolto verso est, si
trova nella parte alta della sala ed è raggiungibile grazie ad una
specie di 'soppalco' naturale, formato dalla roccia. Nelle restanti sale
della grotta si trovano resti di un grande focolare con reperti ossei carbonizzati
e frammenti ceramici di epoca preistorica (forse del Neolitico medio) e
storica (epoca fenicio-punica e romana). Nella sala più recondita
della grotta furono rinvenuti molti reperti fenicio-punici, che potrebbero
indicare un uso cultuale della grotta, ma purtroppo i pochi reperti noti
sono pubblicati in maniera poco conforme ai canoni scientifici della ricerca
archeologica (G. Tore 1991).
Sono ancora ben visibili 3 figure, di almeno altre due si conserva l'alone lasciato dalle sostanze coloranti e di un numero imprecisato di altre figure rimangono solo pochi pigmenti di colore, sparse sulla parete rocciosa e visibili all'esame autoptico solo con una lente di ingrandimento, senza permettere la ricostruzione delle pitture di cui originalmente facevano parte.
Le figure ancora visibili si articolano in tre gruppi (Fig. a, A-C):
i primi due sono costituiti da figure antropomorfe singole (Fig. a, A1
e B1), il terzo da almeno tre figure (Fig. a, C1-3). Della prima figura
(A1), dipinta in colore bruno scuro, si conserva ancora la parte superiore,
composta da una linea mediana raffigurante la testa e il corpo e da un'altra
linea perpendicolare, raffigurante le braccia, rivolte verso il basso.
Della seconda figura (B1), dipinta in rosso cupo, rimane soltanto l'alone,
difficilmente leggibile, ma simile alla figura appena descritta. Il terzo
gruppo presenta due figure perfettamente leggibili. La prima (C1) è
dipinta in rosso cupo e presenta una testa circolare, il corpo rigonfio
trapezoidale, le braccia e le gambe movimentate e rivolte verso il basso.
Sono indicati anche i piedi e le mani. La seconda figura (C2), dipinta
in bruno scuro, presenta la testa circolare, mentre il corpo e gli arti
sono rese da segni lineari. Gli arti sembrano movimentati, il braccio destro
e rivolto verso l'alto e quello sinistro verso il basso. Sono indicati
piedi e mani. Almeno un'altra figura (C3) si trovava al di sotto di quelle
appena descritte e lascia intravvedere ancora tracce della testa e delle
braccia. Quest'ultimo gruppo appare una chiara rappresentazione di una
scena di danza.
Le figure, nonostante alcune loro caratteristiche particolari, sembrano inserirsi pienamente nel contesto delle raffigurazioni schematiche della Sardegna prenuragica scoperte a partire dagli anni '60 (Per una sintesi vedi d'Arragon 1995 e 1997). La maggior parte di queste figure antropomorfe più o meno stilizzate, se ne conoscono attualmente 148, sono petroglifi incisi (di solito a martellina) nelle pareti rocciose di ripari sotto roccia, grotte naturali e grotticelle artificiali di tipo funerario (Domus de Janas). Finora era conosciuto soltanto un esempio di arte rupestre dipinta dalla Sardegna (Riparo di Luzzanas, Ozieri. Dettori 1986 e Basoli 1989), a cui ora si aggiungono le recenti scoperte della Grotta del Papa. Iconograficamente le figure dipinte e quelle incise sembrano appartenere allo stesso mondo artistico-religioso.
Le pitture della Grotta del Papa confermano l'ipotesi formulata in passato
(d'Arragon 1995), che il fenomeno dei petroglifi sardi, con la sua successiva
forte stilizzazione della figura umana, sia da inserire nel contesto dell'Arte
del Mediterraneo centrale (Italia meridionale ed insulare, Corsica) delle
primissime Etá dei metalli, inizialmente relativa a momenti culturali
che risentono ancora del Neolitico recente, ma con sviluppi importanti
nell'Eneolitico e momenti finali agli inizi del Bronzo Antico. Si conferma
anche la scarsa presenza di confronti puntuali con l'Arte rupestre dell'arco
alpino, affine sotto un punto di vista ideologico-cultuale, ma apparentemente
senza contatti diretti. Le nuove pitture sarde sembrano appartenere, dunque,
ad un ambito dell'arte preistorica ben definita e circoscritta, di cui
fanno parte anche altre manifestazione d'arte simili (vedi Fig. c)
BASOLI P. 1989; Dipinti preistorici nel riparo di Luzzans
(Ozieri, Sassari), in: "Atti della XXVIII riunione scientifica" dell'IIPP,
Florence 1992 p. 495 - 506
D'ARRAGON B. 1995, Comparisons of entraved antropomorphic
figures in the alps and in Sardinia, in: Atti del International Rock
Art Congress News'95, Pinerolo 1997
D'ARRAGON B. 1997, Nuove pitture rupestri in Sardegna
e il contesto delle raffigurazioni antropomorfe schematiche, in: R.S.P.
XLVIII (in stampa)
D'ORIANO R. Notizie, Bull. di Arch. 1996
DETTORI-CAMPUS L. 1986; Dipinti rupestri schematici
in loc. Luzzanas - Ozieri, in: "La Cultura di Ozieri. Problematiche
e nuove acquisizioni", Ozieri 1989 p. 103 - 109
FURREDDU G. 1964; Le grotte della Sardegna, Cagliari
1964
TORE G. et.alii 1991, Notulae punicae Sardiniae,
in: Africa Romana 9, Sassari 1992