TRACCE no.
Alla
scoperta del nostro passato
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esperienze didattiche in Valcamonica (le figure sono state rilevate dai ragazzi) Tra le attività della Cooperativa
Archeologica Le Orme dell’Uomo
la didattica riveste un ruolo particolarmente importante, in quanto la
diffusione della conoscenza dell’arte rupestre deve avere inizio nelle
scuole. Una esperienza vissuta con grande interesse da parte degli studenti
e dei professori è stata quella con le due classi I
A e I C della scuola media statale "Don A. Sina"
di Esine (Valcamonica). Qui di seguito sono riportati i testi elaborati
dai ragazzi al termine del corso e le impressioni da loro desunte da questa
breve "impresa archeologica".
Ringraziamo il Dott. Gaudenzio Ragazzi in qualità
di sostenitore dell’iniziativa, il Preside Prof. Emilio Crosato, che, memore
delle sue esperienze archeologiche, ha permesso ed attivato la realizzazione
di questo corso, e infine i professori Monica Fedriga, Ercole Finocchio,
Mauro Moraschini e Giancarlo Zerla che hanno seguito con passione i ragazzi.
Siamo gli alunni della classe I C della Scuola Media
Statale "Don A. Sina" di Esine. Il progetto "Alla scoperta del nostro passato"
è stato seguito dal professor Mauro Moraschini e dal professor Ercole
Finocchio. Gli archeologi che ci hanno seguito sono Elena Marchi e Angelo
Fossati della Cooperativa Archeologica Le Orme dell’Uomo di Cerveno. Il
progetto è articolato in 5 lezioni e 3 uscite, in cui abbiamo potuto
osservare e imparare a distinguere le varie incisioni rupestri, che gli
uomini primitivi incidevano attraverso varie tecniche: picchiettatura diretta
o indiretta, che consiste nel picchiare la roccia con un sasso, e graffito.
Lo immaginiamo basso, molto peloso e poco intelligente. Gli uomini preistorici hanno eseguito centinaia e centinaia di anni fa le incisioni per riti religiosi e oggi le incisioni stesse ci suggeriscono informazioni varie e molte leggende. La leggenda più conosciuta sulle rocce è quella della "sciurina dei pe’ de cavra", che infilando il suo zoccolo in una coppella apriva una roccia dove divorava le sue prede. Il progetto è molto importante, perché ci ha dato la possibilità di scoprire il passato, di scoprire come vivevano i nostri antenati. Dalla esperienza fatta abbiamo capito che le incisioni rappresentano la vita dell’uomo. Abbiamo imparato attraverso questa esperienza a conoscere
il nostro passato, fatto utile e interessante per la vita. Abbiamo potuto
incontrare nuovi amici. Questa esperienza sarebbe utile per tutti.
Siamo gli alunni della classe I A della Scuola Media Statale di Berzo Inferiore. Gli insegnanti che ci hanno guidato con impegno e pazienza sono la professoressa Monica Fedriga e il professore Giancarlo Zerla. Il progetto che abbiamo realizzato si chiama: "Alla scoperta del nostro passato". Questo progetto consiste nello scoprire il significato delle incisioni che hanno lasciato gli uomini primitivi usando vari strumenti. Gli archeologi che hanno questa passione e che hanno risposto ad ogni nostra domanda con prontezza e facilità sono Elena Marchi e Angelo Fossati che lavorano nella Cooperativa Archeologica Le Orme dell’Uomo di Cerveno. Il nostro progetto si è articolato in otto lezioni tre all’aperto, due volte a Plemo ed una volta a Capo di Ponte (Naquane), e cinque in classe, alcune a Berzo seguiti dal professor Giancarlo Zerla e dalla professoressa Monica Fedriga, le altre nella scuola di Esine aiutati dagli archeologi. Nelle lezioni in classe con il professor Zerla abbiamo
parlato dell’arte rupestre camuna. Abbiamo esaminato le tecniche che venivano
utilizzate per incidere le rocce: la tecnica della martellina, del graffito
o tecnica filiforme. Nelle uscite, sulle superfici rocciose di Plemo, ci
siamo esercitati ad effettuare frottages e rilievi, mettendo in pratica
quello che avevamo appreso in classe utilizzando i calchi, dove i disegni
sono ben evidenti (al contrario delle rocce di Plemo). A Capo di Ponte
abbiamo osservato incisioni chiare, precise e molto numerose.
Abbiamo un’immagine molto precisa di questi uomini: erano bassi, con la barba, avevano dei lunghi capelli, erano sporchi, muscolosi perché eseguivano lavori molto pesanti, molto intelligenti, si vestivano con pelli di animali e avevano strumenti rudimentali: pietre legate a bastoni per fare i martelli, raschiatoi per raschiare le pelli di animali morti... Essi scolpivano sulle rocce per lasciarci tracce
importanti e significative del loro passato. Esse risalgono al Paleolitico-Neolitico
e arrivano fino all’età del Ferro e all’epoca storica.
Secondo noi non ci sono leggende riferite
alle incisioni, ma al luogo in cui si trovano.
Nell’esperienza fatta abbiamo imparato a conoscere meglio il mondo camuno della Valle Camonica antica (Preistoria). Abbiamo imparato a rilevare le incisioni. Pensiamo che sia molto utile scoprire e studiare il passato perché ci aiuta a capire il presente, le tradizioni, i modi di vita, gli usi e i costumi. Abbiamo potuto conoscere Elena e Angelo
(i due archeologi) che ci hanno dato una mano nei momenti più difficili
e i ragazzi, le ragazze della I C ed infine il meraviglioso Parco Nazionale
di Naquane. Crediamo che sia stata un’esperienza stupenda che dovrebbero
fare anche gli altri perché è importante conoscere il passato
ed i popoli che hanno vissuto prima di noi.
Dietro la casa, secondo la leggenda, vi era un pozzo, dove lei buttava i crani delle vittime. La storia dice che un gruppo di uomini l’avesse catturata ed incatenata ad una montagna. ma che lei era riuscita a liberarsi e in montagna nelle notti di luna piena si sente ancora il rumore delle catene che lei si trascina appresso per vendicarsi della sua cattura. La leggenda è stata
raccolta da Anna Erculiani, I C Scuola Media Statale "Don A. Sina" Esine.
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