La scoperta del riparo di Morricone del Pesco

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Morricone del Pesco

Recenti ricerche condotte dalla Cattedra di Paleoantropologia dell’Università degli Studi di Ferrara hanno portato, nella primavera del 2011, all’individuazione nella regione Molise di un riparo sotto roccia con incisioni a linea continua e pitture rupestri, tutte di colore nero, che hanno permesso di stabilire un confronto crono-culturale con l’Abruzzo e il Gargano pre-protostorici

by Dario Sigari


La scoperta del riparo di Morricone del Pesco


Nuove prospettive nello studio dell’arte rupestre dell’Italia centro-meridionale

di Dario SIGARI – Cooperativa Archeologica Le Orme dell’Uomo

Il Morricone del Pesco è uno sperone roccioso (fìg. 1) sito a breve distanza dal centro abitato del comune di Civitanova del Sannio (IS), a dominio dell’antico tratturo Lucera-Castel di Sangro, ancora percorso dai pastori durante la transumanza. La sua altitudine è di 750 m s.l.m. circa, in un contesto di rilievi che raggiungono una media di 1.200 m (1.422 m è la cima più alta appartenente al massiccio della “Montagnola”).

Fig. 1 Foto panoramica del riparo del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari)

Fig. 1 Foto panoramica del riparo del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari)

Le rocce formanti il riparo sono calcareniti di origine miocenica-oligocenica che si dispongono lungo una linea di faglia segnalata dalla superficie ben levigata tipica dello specchio di faglia e dalla presenza di fence en echelon sulla superficie verticale (C. Vaccaro, com. pers.).

Il Morricone del Pesco si trova sul versante settentrionale della valle Serrata, la quale è attraversata dal tratturo Lucera-Castel di Sangro che congiunge l’Abruzzo centrale e il promontorio garganico.

Il riparo si apre ad occidente, dando le spalle al mare Adriatico e risultando protetto dalla luce solare mattutina. Esso è di facile accesso e raggiungibile da un dislivello abbastanza ripido coperto da erba, cespugli e piccoli alberi.

Fig. 2 Foto panoramica della valle Serrata e del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari)

Fig. 2 Foto panoramica della valle Serrata e del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari)

La panoramica di cui si gode dal sito è rivolta all’interno della valle Serrata (fig. 2), offrendo così un controllo visivo buono verso la parte alta del pendio – di cui costituisce una frazione – meno buono in direzione del mare.

Il riparo presenta un aggetto scarso che dà una protezione maggiore nella parte orientale; la sua profondità è di circa due metri, contro un’ampiezza di 4,2 metri.

Il repertorio iconografico

L’iconografia spazia dalle raffigurazioni geometriche alle antropomorfiche, dalle zoomorfìche fino ai semplici gruppi di linee. Tali categorie sono schematiche e tipiche del patrimonio artistico rupestre riscontrato nella tradizione tardo preistorica-protostorica e storica italiana di arte rupestre (Graziosi 1973; Mezzena & Palma di Cesnola 1987; Palma di Cesnola 1987; Mattioli 2007, 2012; Gravina & Mattioli 2010; Di Fraia & Manzi 2012).

Le modalità di rappresentazione sono la pittura nera e le incisioni filiformi (quasi tutte, probabilmente, effettuate con punte metalliche).

La superficie rocciosa del riparo è stata ripartita in quattro settori (da ovest ad est A, B, C, D), tutti definiti da limiti ben evidenti quali crepe o sporgenze che separavano nettamente le raffigurazioni e non presentavano né a cavallo né al proprio interno ulteriori istoriazioni, cosa che ha permesso una più celere documentazione e catalogazione delle figure.

Le figure rivelano un’interstratificazione utile a stabilire una prima cronologia relativa tra le stesse. Quanto si nota immediatamente è l’antichità quasi assoluta delle pitture rispetto alle incisioni (con la sicura eccezione dell’iscrizione presente nel settore D). Questo perché le pitture risultano quasi tutte sottoposte alle incisioni e molte di esse sono state prima obliterate da strati di carbonato di calcio e successivamente coperte da incisioni.

Questo dato porta ad immaginare una certa antichità delle pitture, delle quali non è tuttavia possibile contare il numero essendo esse assai deteriorate.

Si procederà quindi in questa sede ad evidenziare, settore per settore, le immagini più significative.

Settore A

Il settore A (fig. 3) si trova ad ovest ed è quello maggiormente esposto in quanto l’aggetto sopra di esso è assai scarso.

Le categorie figurative qui presenti sono principalmente quattro, escludendo le non identificabili: zoomorfi, simboli, meandri e geometrici. Nel complesso le figure facilmente leggibili restano assai poche e ancor meno sono le figure ben conservate. Tra queste vi sono una stella a cinque punte ed un reticolato geometrico incisi, un meandro-labirinto ed uno zoomorfo a tratto nero. Quest’ultimo fa parte di una teoria di tre zoomorfi; gli altri due si collocano uno sopra e l’altro sotto a figura di animale in questione e sono entrambi dipinti a tratto nero.

Fig. 3 Rilievo del Settore A (rielaborazione grafica: D. Sigari).

Fig. 3 Rilievo del Settore A (rielaborazione grafica: D. Sigari).

Fig. 3 Rilievo della parte centrale Settore A (rielaborazione grafica: D. Sigari).

Fig. 3 Rilievo della parte centrale Settore A (rielaborazione grafica: D. Sigari).

Le tre figure sono state nominate dall’alto verso il basso A1, A2, A3 (fig. 4). Di Al si riconoscono il muso, le zampe anteriori e la linea ventrale. A2 è completa e misura 22cm x 22cm (dimensioni massime). Il suo corpo si sviluppa secondo un motivo ad “S” allungata. Il muso è triangolare e due linee sono state tracciate a definire le orecchie o le coma. Le zampe anteriori sono parallele e protese in avanti, mentre quelle posteriori curvano verso la punta.

Fig. 4 Gli zoomorfi del Settore A (foto: D. Sigari)

Fig. 4 Gli zoomorfi del Settore A (foto: D. Sigari)

Per quanto concerne A3, di essa sono riconoscibili solo le zampe posteriori e la coda, più qualche altro tratto che doveva definirne il resto del corpo.

Tutt’e tre le figure sono sottoposte ad una figura meandro-labirintica dipinta ugualmente in nero.

Tra le figure dipinte sono da annoverarsi poi un reticolato ed una probabile figura antropomorfica, collocate sopra A1. Infine si riconosce, nella sezione est del settore, un secondo antropomorfo di cui sono visibili una gamba, il tronco e il sesso.

Riguardo ai graffiti, nella sezione occidentale si trova la stella a cinque punte, motivo ricorrente su tutta la superficie, benché questa sia l’unica completa e regolare. Poco sotto si trovano tre linee che parrebbero comporre il treno posteriore di una figura animale Nella parte bassa del settore si riscontrano diverse linee a formare una sorta di reticolato. Contrariamente in alto nel pannello riconosciamo una serie di linee procurate da uno sfregamento di punta.

L’area orientale del settore presenta infine un reticolato formato da otto righe e sei colonne. I quadrati risultanti sono divisi al loro interno da segmenti obliqui.

Settore B

In cima al settore B vi sono cinque gruppi di linee organizzati secondo figure geometriche che formano dei reticolati. Quelli collocati più in alto sono graffiti, mentre a metà altezza circa del pannello B, uno è stato definito con pigmento nero.

Una figura zoomorfa (12cm x 8cm) dipinta in nero si colloca a metà altezza del settore (fig. 5). Tuttavia non è facile l’identificazionebdell’animale. Si può riconoscere la linea dorsale che si inarca verso il basso suggerendo che la testa sia proiettata all’ingiù come se il soggetto stesse pascolando. Si nota inoltre la linea ventrale che curva in corrispondenza delle zampe. Al di sotto della linea dorsale vi sono dei punti neri come a rappresentare il pelo dell’animale secondo un tentato naturalismo.

Fig. 5 Lo zoomorfo del Settore B (foto: D. Sigari)

Fig. 5 Lo zoomorfo del Settore B (foto: D. Sigari)

Al di sotto di questa figura si trovano una serie di punti dipinti in nero e un motivo a zig zag paralleli ed orizzontali.

Settore C

Il settore C è quello meglio preservato. Esso si trova nella porzione orientale dove l’aggetto è massimo. Il suo palinsesto figurativo è assai ricco e complesso e riveste una superficie di 2,2m x 2,2m circa. Nella parte maggiormente esposta ad est presenta ai suoi piedi un rialzo del terreno dato dalla presenza di un blocco roccioso, che ha permesso l’istoriazione in punti ancor più alti rispetto ai primi due settori.

Le figure di questo settore sono sia dipinte sia graffite.

La sporgenza rocciosa che chiude il settore sul lato orientale l’ha preservato sì da vento e pioggia, ma non dai dilavamenti che hanno origine in cima alla superficie e dagli arbusti che gli crescono addosso, che costituiscono i principali fattori di danneggiamento.

Le pitture di questo settore si possono dividere in tre categorie principali: geometrici, alberiformi e probabili zoomorfi e, da ultimo, i non identificabili. Questi ultimi sono tali per i dilavamenti che ne hanno cancellato una buona parte. Pertanto risulta difficile capire a quale figura appartengano le diverse tracce di pigmento, se sono in relazione tra loro e, nel caso, calcolare il numero di figure presenti.

Lo stesso accade per i graffiti, i quali sono maggiormente rappresentati con cinque categorie figurative: antropomorfi, geometrici, scaliformi, simboli e gruppi di linee.

Gli antropomorfi sono il tema maggiormente ricorrente e significativo di questo settore. Vi sono cinque, forse sei figure appartenenti a tale categoria. In aggiunta vi sono due motivi circolari, anch’essi forse appartenenti a degli antropomorfi avendo lo stesso pattern decorativo che definisce il contorno della testa, ovvero due cerchi concentrici il cui spazio interposto è campito con un motivo a quadrettatura.

Tabella di confronto tra soggetti presenti nel repertorio di Morricone del Pesco (colonna a sinistra) e altri repertori figurativi italiani ed europei (a destra).

Fig. a - Probabile antropomorfo schematico incompleto dal settore C del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari); Fig. b - Figure antropomorfe schematiche a tratto nero da Grotta Genovesi (da Graziosi 1973); Fig. c - Zoomorfo a tratto nero dal settore B del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari); Fig. d - Rinoceronte a tratto nero da Grotta Chauvet (da Clottes 2008). Di particolare interesse è il modulo iconografico della linea dorsale sovrapponibile a quella dello zoomorfo del settore B di Morricone del Pesco; Fig. e - Figura zoomorfa schematica a pettine dal settore C del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari); Fig. f - Zoomorfo a pettine a tratto nero da Porto Badisco (da Graziosi 1980); Fig. g - Figura a tratto nero a cerchi concentrici o spiraliforme dal settore C del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari); Fig. h - Spirale a tratto nero da Porto Badisco (da Graziosi 1980).

Fig. a – Probabile antropomorfo schematico incompleto dal settore C del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari);
Fig. b – Figure antropomorfe schematiche a tratto nero da Grotta Genovesi (da Graziosi 1973);
Fig. c – Zoomorfo a tratto nero dal settore B del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari);
Fig. d – Rinoceronte a tratto nero da Grotta Chauvet (da Clottes 2008). Di particolare interesse è il modulo iconografico della linea dorsale sovrapponibile a quella dello zoomorfo del settore B di Morricone del Pesco;
Fig. e – Figura zoomorfa schematica a pettine dal settore C del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari);
Fig. f – Zoomorfo a pettine a tratto nero da Porto Badisco (da Graziosi 1980);
Fig. g – Figura a tratto nero a cerchi concentrici o spiraliforme dal settore C del Morricone del Pesco (foto: D. Sigari);
Fig. h – Spirale a tratto nero da Porto Badisco (da Graziosi 1980).

Altri geometrici si rinvengono sparsi nel settore, da motivi scaliformi a stelle incomplete. A questi si aggiunge una figura antropomorfica intera coi fianchi e il seno esagerati.

Riguardo alle pitture, l’area orientale del settore riporta dei soggetti alquanto peculiari. Uno di questi è stato interpretato come motivo floreale e si compone di una verticale intercettata da una curva con concavità verso il basso dalla quale si dipartono alcuni segmenti sub-paralleli.

Poco sopra questa si trova una figura forse zoomorfìca schematica costituita da un asse centrale a rappresentare il corpo e tre coppie di segmenti giustapposti al tronco. Verso est si colloca un motivo circolare campito con altri due motivi sub circolari non concentrici (fig. 6).
Al di sotto della figura floreale si trovano tracce di pigmento nero interrotte da strati carbonatici che non ne permettono la lettura.

Settore D

Il settore D si caratterizza per la presenza di un’iscrizione a tratto nero che recita “L[a] f[iss]a di Pina è […] è un[a] pot[…]”. La frase non è interamente leggibile per motivi di conservazione della superficie di tale settore. Esso infatti si trova al di là dello sperone roccioso che chiude ad oriente i primi tre pannelli, lasciando cosi esposto il settore D alle perturbazioni provenienti dal fondo valle e dall’Adriatico.

Conclusioni

Per dare un’attribuzione crono-culturale alle pitture e alle incisioni è innanzitutto necessario tenere presente il tratturo Lucera-Castel di Sangro, in quanto via di comunicazione preferenziale tra il Gargano e il centro Abruzzo e visto che, nelle aree prossime al suo tracciato, sono stati riconosciuti diversi siti riferibili a epoche diverse, dalla preistoria ai giorni nostri.

Fig. 6 Particolare di pitture schematiche e incisioni antropomorfe dal Settore C (foto: D. Sigari)

Fig. 6 Particolare di pitture schematiche e incisioni antropomorfe dal Settore C (foto: D. Sigari)

I tratturi, come specificato da più autori (Barker 1974; Rainini 2000), ricalcano antiche vie di mobilità soprattutto degli armenti allo stato brado. Costituiscono vie preferenziali all’interno di un quadro geografico montano e del loro utilizzo abbiamo notizia fin dall’epoca romana. Tuttavia la distribuzione dei vari siti lascia pensare a un sistema di mobilità che sfruttava tali rotte già in epoche precedenti. In questo senso è da pensarsi un utilizzo del riparo del Morricone del Pesco in un lungo arco cronologico, corrispondente al periodo di sfruttamento dell’ambiente e del paesaggio di cui esso costituisce una frazione.

Buona parte del repertorio figurativo dipinto sembra trovare raffronti non solo con il contesto regionale esteso a Puglia ed Abruzzo (Ingravallo 2004; Leone 2004; Mattioli 2007), ma anche con quello italiano ed europeo (Borzatti von Lowenstem 1971; Graziosi 1973, 1980; Clottes 2008; Pinheiro 2010; Fossati & Arcà 2012; Martini 2012), suggerendo così una lunga frequentazione del riparo (tab. 1). Darne comunque un’attribuzione temporale certa sarebbe rischioso e prematuro, avendo a disposizione solo la possibilità di fare raffronti stilistici ed essendo numerosi gli esempi in tale direzione.

Concludendo, il riparo del Morricone del Pesco presso Civitanova del Sannio è la prima attestazione di arte rupestre in Molise. La speranza è non solo quella di darne una cronologia precisa, ma anche di giungere a comprendere meglio il contesto cronoculturale in cui si inserisce.

Dario SIGARI
Cooperativa Archeologica Le Orme dell’Uomo

Bibliografia

Barker G. 1974, A new Neolithic site in Molise, Southern Italy, Origini, 8, pp. 185-201.

Borzatti von Lowenstern E. 1971, Prima campagna di scavi al Tuppo dei Sassi (Riparo Ranaldi) in Lucania, Rivista di Scienze Preistoriche, 26, 2, pp. 373-392.

Clottes J. 2008, Cave Art, New York.

Di Fraia T., Manzi A. 2012, Nuove scoperte di arte rupestre in Abruzzo, Preistoria Alpina, 46, 2, pp. 173-178.

Fossati A., Arcà A. 2012, Le pitture rupestri sotto riparo dell’arco alpino, Preistoria Alpina, 46, 2, pp. 173-178.

Gravina A., Mattioli T. 2010, Cronologia e iconografia delle pitture e delle incisioni rupestri della Grotta del Riposo e della Grotta Pazienza (Rignano Garganico, Foggia), in A. Gravina (a cura di). Atti del 30° Convegno Nazionale sulla Preistorìa-Protostorìa-Storia della Daunia, San Severo, 21-22 novembre 2009, Archeoclub d’Italia, sede di San Severo, pp. 95-112.

Graziosi P. 1973, L’arte preistorica in Italia, Firenze.

Graziosi P. 1980, Le pitture preistoriche della grotta di Porto Badisco, Firenze.

Ingravallo E. 2004, L’arte preistorica della Puglia, Bollettino Centro Camuno Studi Preistorici, 34, pp. 89-96.

Leone L. 2004, L’arte dei popoli cacciatori nel Sud-Est: la Puglia, Bollettino Centro Camuno Studi Preistorici, 34, pp. 97-106.

Martini F. 2012, La cultura visuale del Paleolitico e del Mesolitico in Italia. Temi, linguaggi iconografici, aspetti formali, Preistoria Alpina, vol. 46, 1, pp. 17-30.

Mattioli T. 2007, L’arte rupestre in Italia centrale. Umbria, Lazio e Abruzzo, Quaderni di Protostoria, vol. 4, Ali&No Editrice, Perugia, pp. 1-258.

Mattioli T. 2012, L’arte rupestre preistoria e protostorica dell’Umbria, Preistoria Alpina, vol. 46, 2, pp. 99-107.

Mezzena F., Palma di Cesnola A. 1987, L’arte paleolitica nel Gargano, in Mundi B., Gravina A. (a cura di), Atti del 6° Convegno Nazionale sullo Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia, San Severo, 14-15-16 novembre 1984, Biblioteca Comunale “A. Minuziano”, San Severo (FG), pp. 17-22.

Palma di Cesnola A. 1987, La posizione cronologica delle principali manifestazioni d’arte di Grotta Paglicci e del Gargano, in Atti del 6° Convegno Nazionale sulla Preistoria-Protostoria-Storia della Daunia, San Severo, 14-15-16 novembre 1984, Biblioteca Comunale “A. Minuziano”, San Severo (FG), pp. 23-26.

Pinheiro E.M.M. 2010, The origin and the spread of the war chariot, Dissertação de Mestrado em Civilizacões do Mèdio Oriente e Ásia Antiga, Universidad Nova de Lisboa.

Rainini I. 2000, Modelli, forme e strutture insediative del mondo sannitico, in A. La Regina (a cura di), Studi sull’Italia dei Sanniti, Milano, pp. 238-254.

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