Valcamonica, analisi delle tecniche di incisione

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TRACCE no. 9 – by Ausilio Priuli


2nd International Congress of Rupestrian Archaeology
2-5 October 1997 DARFO BOARIO TERME
Lo studio delle incisioni rupestri non può prescindere dalla conoscenza delle tecniche adottate per produrle, dal momento che le stesse sono state il mezzo che ha permesso la loro materializzazione.

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Lo studio della cultura paleoiconografica, ed in particolare delle incisioni rupestri, non può prescindere dalla conoscenza delle tecniche adottate per produrre quelle opere, dal momento che le stesse sono state il mezzo che ha permesso la loro materializzazione .

L’esigenza di approfondimento delle tecniche di incisione scaturisce dal bisogno di chi studia i soggetti incisi sulla roccia di raggiungere soprattutto due obiettivi:

  • quello metodologico che prevede l’elaborazione e la formulazione di un sistema sperimentale per l’analisi tecnica delle opere incise;
  • quello archeologico conseguente, cioè quello di poter cogliere, capire e descrivere il soggetto dal punto di vista tecnico-esecutivo, quindi il comportamento tecnico, temporale e gestuale degli operatori-incisori .

Purtroppo in questo senso poco è stato fatto fino ad ora o, meglio, sono state a volte formulate ipotesi di lavoro, ma solo raramente si è tentato di ottenere risposte esaurienti o per lo meno illuminanti, attraverso riprove tecniche confortanti.

L’obiettivo archeologico non è facilmente conseguibile in tutti i suoi aspetti, anche se sembra facile distinguere le tecniche di incisione adottate dagli artisti preistorici.

Quello metodologico, sperimentale, pur non portando a conclusioni assolutamente certe e definitive, permette di conseguire risultati che con grandi probabilità si avvicinano a quelli antichi comparabili; di individuare le possibili tecniche adottate e, contemporaneamente riconoscere gli strumenti usati; nonché di avvicinarsi o intuire le possibili posizioni assunte ed i possibili gesti compiuti dagli operatori.

In sostanza il metodo sperimentale interpreta con una elevata percentuale di probabilità le tracce lasciate dagli operatori ed evidenzia dei comportamenti gestuali particolari.

L’interpretazione di alcuni comportamenti tecnici e gestuali scaturisce innanzitutto dalla lettura delle differenze tipologiche dei segni incisi, dalla loro morfologia, dalla correlazione, nell’ambito di uno stesso soggetto inciso, tra frequenza dei segni, profondità, larghezza, direzione, regolarità o irregolarità, etc., ma l’approfondimento conoscitivo può scaturire solo dalla sperimentazione e dalla osservazione di attività incisorie attuali, nell’ambito di condizioni culturali che le contemplano occasionalmente o con ripetitività istituzionalizzata.

In caso contrario la presunta conoscenza del soggetto permane solo di tipo teorico, pertanto con uno scarso numero di probabilità di avvicinamento alla conoscenza della realtà oggettiva.

Va osservato inoltre che la comprensione di una manifestazione incisa non può essere limitata alla lettura della stessa dal punto di vista formale e tecnico, per solo ciò che appare e che si può cogliere visivamente, in quanto quell’opera non è solo la figura o il segno che cogliamo, ma è il risultato di un comportamento tecnico e gestuale, della scelta e dell’uso di materia e strumenti finalizzati (per finalizzati intendendo, ovviamente, che hanno svolto una specifica funzione con conseguenti risultati, non escludendo con questo l’uso di strumenti con “forme naturali” e non attribuibili ad interventi antropici); della scelta ponderata e non occasionale del supporto ospitante, di uno specifico sito, di una particolare roccia con caratteristiche geologiche, formali e cromatiche in uno specifico ambiente di un certo territorio; della cultura dell’operatore e della comunità alla quale appartiene e che l’ha indotto ad esprimersi attraverso forme conseguenti un naturale o indotto processo di astrazione che conduce a quella che per lui è la “vera forma” costituita dalle essenziali configurazioni spaziali in rapporto alla materia ospitante ed ai contenuti.

E’ il risultato anche di suoni e rumori, di ritmi, di tempi tecnici e tempi rituali; di schemi mentali, interessi, categorie ideologiche e formali, funzioni e contenuti della realtà riprodotta, evocata, simboleggiata o ricostruita; e l’insieme di tanti altri elementi e operazioni anche di ordine materiale che producono un effetto materiale e visivamente concreto ma che non necessariamente tendono a dare solo consistenza materica alla realizzazione, ma a produrre effetti.

Sicuramente lo studio analitico delle tecniche di incisione può condurre ad una più approfondita conoscenza delle opere, ad una più precisa riproduzione delle stesse in sede di rilevamento, ad una corretta lettura dei diversi tipi di segni, delle sovrapposizioni, dei contesti, delle ricorrenze, etc.

La stessa terminologia adottata nella definizione delle tecniche usate per rappresentare, alla luce anche della sperimentazione, oltre che dei reperti – strumenti incisori, sembra necessitare di una revisione che permetta il conseguimento di una più circostanziata aderenza alla tecnica stessa, onde evitare l’adozione impropria di termini applicabili a tecnologie moderne che non hanno alcuna o scarsa rispondenza in quella del passato.

Ausilio Priuli
Museo d’arte e vita preistorica
via Pieve S. Siro, 3
25044 CAPO DI PONTE (BS) -ITALY
Tel-Fax 0364-42148

 


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